Parole sante...

Vivere è la cosa più rara al mondo.
La maggior parte della gente esiste, e nulla più. (Oscar Wilde)
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Aurelio Galleppini ~ ‘Tex Willer e i suoi pards’

giovedì 12 marzo 2009

Prostituzione intellettuale: l’italico giornalismo, 65° al mondo, fra potere e zelanti lacchè

In Italia non si danno notizie, si elargiscono e impongono opinioni di parte sorrette da interessi personali e da impudiche prostrazioni. Uno sputo sull’articolo 21 della Costituzione. Per accorgersene è sufficiente frequentare conferenze stampa, sfogliare un qualsiasi giornale o prestare orecchio ad un qualunque programma radio-tv. Se non bastasse l’esperienza diretta, ad avvalorare la mia opinione provvede l’ultima analisi sulla libertà di stampa nel 2008 effettuata dalla Freedom House e scaricabile QUI. Nel ranking mondiale, dove i più virtuosi sono gli scandinavi, la "democraticissima" Italia si piazza al 65° posto. Dietro paesi come Giappone, Lituania, Belize, Suriname, Israele e Sud Africa. Appena un gradino sopra Cile e Corea del Sud. La statistica appare più eloquente considerando che in Europa siamo desolatamente penultimi. Solo in Turchia stanno peggio.

‘Prostituzione intellettuale’: così pochi giorni fa il giornalismo italiano veniva definito da José Mourinho, milionario portoghese di passaggio a Milano per rimpinguare i conti in banca e l’armadio delle sue vanità. Difficile smentirlo. Più semplice applaudirlo. Sorridendo a labbra storte per aver avuto l’ardire di sbattere la sua opinione in faccia agli stessi media che l’attività di meretricio dell’intelletto la svolgono a favore della società che lo sta retribuendo. Strano che nessuno glielo abbia fatto notare, vero?
L’episodio conferma che per essere geni non occorre per forza essere originali. Già oltre un secolo e mezzo prima Honoré de Balzac considerava i giornali “bordelli del pensiero”. Recentemente Marco Travaglio, in maniera più sottile, così descriveva l’attuale situazione: “Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto”. Tuttavia, come sosteneva il Maestro Indro Montanelli, “la servitù in molti casi non e' una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi”. Il lato drammatico dell’attuale panorama nazionale è che questa categoria raccoglie sempre più proseliti. E, cosa ancor peggiore, assolutamente gratis.

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