Parole sante...

Vivere è la cosa più rara al mondo.
La maggior parte della gente esiste, e nulla più. (Oscar Wilde)
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Aurelio Galleppini ~ ‘Tex Willer e i suoi pards’

domenica 15 maggio 2016

Genoa-Atalanta 1-2: Kurtic affonda il Grifone, ancora a segno Pavoletti

Chiude in gloria, l'Atalanta. Lo fa imponendosi su un Genoa che, dopo la recentissima vittoria nel derby non riesce a ripetere la grande festa in attesa di sapere il destino di mister Gasperini. Gli orobici legittimano gli ultimi tre punti dell'anno passando con D'Alessandro (52') e il neo entrato Kurtic (82') dopo il momentaneo pari di Pavoletti (58') a cui nel primo tempo era stato annullato il possibile vantaggio. Nel computo delle occasioni dei ragazzi di Reja anche una traversa di Borriello. La sfida, che ha espresso il meglio nella ripresa, ha mostrato comunque un Genoa volenteroso ma poco preciso al momento di concludere. SUSO E PAVOLETTI INAMOVIBILI, CHANCE PER RADUNOVIC E GAGLIARDINI – Nessuna sorpresa nella scelta del suo ultimo undici stagionale per Gasperini che presenta Lamanna con Izzo, Burdisso e Munoz; Ansaldi e Laxalt esterni di centrocampo con Rigoni e Dzemail fra il perno Rincon; in attacco la coppia Suso e Pavoletti. Edy Reja, alla 1000a panchina il tecnico friulano schiera Radunovic tra i pali, Conti, Masiello, Djimisiti e Brivio in difesa; De Roon (fresco di rinnovo) e Gagliardini in mediana con D'Alessandro, Freuler e Gomez alle spalle di Borriello. OCCASIONE DZEMAILI – A mente sgombra è più facile anche giocare a calcio. Genoa e Atalanta lo dimostrano sin dai primi minuti di una sfida dalla quale i padroni di casa cercano il decimo posto in classifica per certificare una stagione comunque positiva. Il primo sussulto lo offre Dzemaili gettatosi senza successo su un pallone che danza davanti Radunovic. Il neo-italiano Gomez prova a rispondere ma con poca precisione. Più insidiosa è invece un'incornata di Rigoni. Ma al di là di queste occasioni la sfida vive più di contrasti che di azioni manovrate. GOAL ANNULLATO AI ROSSOBLÙ – Oltre a Pavoletti autore anche di un goal annullato da Aureliano per un dubbio fuorigioco, chi più di altri in campo tenta il bersaglio grosso è sempre Gomez che sfiora il montante sinistro con una rasoiata da venti metri. La replica è affidata a Laxalt mandando alto un pallone ghiottissimo. Al riposo si arriva con gli ospiti trascinati dai suoi giovani smaniosi di mettersi in mostra. D'ALESSANDRO - PAVOLETTI, RIPRESA CON I BOTTI – È un contropiede vincente di D'Alessandro a mettere il pepe alla ripresa. Il Genoa, che si affida a Tachtsidis e Pandev (dentro al posto di Dzemaili e Rigoni), agguanta quasi subito l'1-1 con il solito Pavoletti stavolta letale in area sugli sviluppi di un angolo. La gara si fa incandescente e solo i riflessi di Lamanna e la traversa negano a una punizione di Borriello l'immortalità dei tabellini. KURTIC, INGRESSO E GOAL VITTORIA – Mentre Reja toglie il suo bomber di giornata inserendo Kurtic e l'esperto Cigarini, Gasperini inserisce Gabriel Silva concedendo la standing ovation a Suso. In campo ora si lotta su ogni metro e l'Atalanta si riporta in vantaggio con Kurtic autore di una leggera deviazione su cross dalla mancina. La reazione del Grifone è intensa ma poco lucida. Le occasioni più belle per pareggiare capitano a Pavoletti che, da due passi, non trovano la rete. Nella seconda circostanza per merito di un ottimo Radunovic. [Articolo per Goal.com del 15 maggio 2016] © RIPRODUZIONE RISERVATA

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giovedì 5 maggio 2016

‘La Tribù del Calcio’, Desmond Morris aggiorna la bibbia del football e José Mourinho ne scrive la prefazione

“Il calcio è la rappresentazione teatrale del nostro bisogno di cacciare, oggi come ieri”, Desmond Morris. 

Anche il football ha la sua bibbia. È La tribù del calcio, finalmente ripubblicata in questi giorni grazie al lavoro dell’editore Rizzoli e alla voglia del suo autore, l’ottantottenne Desmond Morris, di rimettere mano (in realtà non moltissimo) a una creatura già perfetta al momento del suo concepimento ed ora arricchita da una prefazione di José Mourinho e da fotografie più recenti. 

A scriverla, nel 1981, fu l’allora cinquantenne zoologo ed etologo inglese che nel ’54 conseguì il dottorato ad Oxford e nel ’78 si tolse il gusto di ottimizzare la propria passione sportiva divenendo direttore sportivo dell’Oxford United. In mezzo, 1967, vi fu la pubblicazione del rivoluzionario saggio La scimmia nuda che gli valse fama assoluta affrontando l’evoluzione del comportamento umano sin dalla preistoria. 

Produrre quell’opera fu tuttavia più agevole che scrivere La tribù del calcio, a suo tempo edito dalla British Library e arricchito da illustrazioni dell’English Football Museum. Ci volle infatti un decennio di travagliata gestazione prima che Morris decise che quel lavoro sociologico fosse pronto per essere dato alle stampe; colpa della molteplicità di aspetti che emergevano confrontando comportamenti, riti e mitologie del football con quelle tribali. Tutti ingredienti appetitosissimi per uno studioso con l’animo di avventuriero in cerca di nuovi territori di studio. L’uscita del libro dischiuse un intero mondo ad appassionati, neofiti e snobisti dello sport più popolare del globo e aprì nuove visioni del calcio e dei suoi adepti avendo anche l’effetto di dare il via a cascate di bibliografie dedicate al football.

Per andare alla pagina ufficiale della Rizzoli cliccare QUI. Per avere un’anteprima del libro cliccare QUI
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lunedì 2 maggio 2016

Genoa-Roma 2-3: Goal e spettacolo, Totti-El Shaarawy per la rimonta

Neppure lo storico ostico Genoa riesce a frenare una Roma in piena rincorsa del secondo posto occupato dal Napoli. Ancora una volta decisivo è l'ingresso di Totti (77') - al quarto goal nelle ultime cinque gare - autore del momentaneo 2-2 dopo le reti di Salah (5'),Tachtsidis (13') e Pavoletti (65') con El Shaarawy a mettere l'ultimo definitivo sigillo a quattro minuti dal termine. La partita, bellissima, è stata in bilico sino all'ultimo respiro confermando l'ottimo stato di forma di entrambe le squadre. BURDISSO AL RIENTRO, PEROTTI E IL FARAONE EX FISCHIATISSIMI – Un occhio alla Roma e un altro al derby di domenica prossima. Il preserale di Gasperini è inevitabilmente condizionato dal match più sentito dalla piazza rossoblù. Non è quindi un caso che tutti i quattro diffidati (De Maio, Ansaldi, Rigoni e Silva) partano dalla panchina. Così la difesa viene affidata al rientrante capitan Burdisso tra Munoz e Izzo a copertura di Lamanna; la mediana prevede gli esterni Fiamozzi e Laxalt con Rincon, Tachtsidis e Dzemaili mentre gli attaccanti sono Suso e Pavoletti. Spalletti, galvanizzato dalla vittoria contro il Napoli, getta in campo ex-grifoni come Perotti e El Shaarawy che, insieme a Salah, compongono un attacco di assoluto livello; Strootman (al rientro da titolare dopo 463 giorni di calvario) De Rossi e Nainggolan a centrocampo e poker arretrato Maicon, Manolas, Rudiger e Digne; in porta Szczesny. Totti parte dalla panchina. SALAH-TACHTSIDIS, BOTTA E RISPOSTA! – Pronti, via rossoblù aggressivi ma giallorossi subito in vantaggio con Salah al termine di un'azione individuale di El Shaarawy che poco prima sfiorava il palo sinistro con un tiro ad effetto. Nainggolan manda acrobaticamente alto il pallone del possibile raddoppio ed il Genoa agguanta rapidamente il pari. A segno va Tachtsidis con un diagonale su assist esterno di Laxalt. La sfida è vibrante senza pause e senza risparmio di colpi. Quando la Roma avanza fa paura e Lamanna deve mettere il fisico per respingere una botta dello scatenato Faraone. LAMANNA E SZCZESNY PROTAGONISTI – Se gli ospiti si fanno notare per incursioni manovrate preludi di conclusioni altamente insidiose, i padroni di casa si fanno apprezzare per ripartenze altrettanto ficcanti come quella che innesta Suso al limite dei sedici metri per calciare sotto la traversa un dardo che solo un super Szczesny può alzare in angolo. Lamanna lo emula su destro violento di un indemoniato El Shaarawy. Gervasoni, coinvolto dell'intensità della sfida, dirige all'inglese interrompendo solo quando è assolutamente necessario. TOTTI ENTRA, PAVOLETTI SEGNA – Una girata sporca di Perotti spenta dalla presa di Lamanna, e un tiro a fil di palo di Suso, accendono i motori della ripresa riprendendo lo stesso piacevole canovaccio della prima frazione. A ridosso del quarto d'ora è il momento di Totti, gli lascia il posto Perotti. Gasperini toglie l'autore del pareggio, dentro Marchese. Sfondare diventa sempre più difficile, così Digne prova dalla distanza trovando il portiere. Il Genoa non sta a guardare e ottiene il sorpasso con una pregevole iniziativa di Rincon che, filtrato sulla destra servito da Dzemaili, appoggia in mezzo per falco Pavoletti che da due passi non sbaglia. ER PUPONE COLPISCE ANCORA! – Lo svantaggio è la molla per l'ingresso di Dzeko e per aggiungere ulteriore pepe al match. La Lupa, ferita, ora attacca a testa bassa e, su punizione appoggiata da De Rossi, Totti infila imparabilmente la porta genoana ottenendo il 2-2. Il Grifo indietreggia e sempre il numero dieci, ancora su punizione, fa esplodere un destro rasoterra respinto da Lamanna. Poi Gervasoni sventola solo un giallo a De Rossi autore di un'entrata killer a centrocampo ai danni di Rincon. La lotta è tesissima e nei minuti finali è El Shaarawy a deciderla su assist di Dzeko ma a salvare la vittoria è Szczesny gigantesco su Capel in pieno recupero. [Articolo per Goal.com dl 2 maggio 2016] © RIPRODUZIONE RISERVATA

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mercoledì 20 aprile 2016

Genoa-Inter 1-0: De Maio spegne i sogni di Mancini, addio Champions

Il Grifo sa tirare fuori gli artigli. Magari non sempre, ma quando il Genoa si trova al cospetto di avversari come l' Inter sembrano avere peso minore persino defezioni importanti. Contro la squadra di Mancini è De Maio (77') a decidere una sfida che sul prato del Ferraris si gioca senza esclusione di colpi e premia l'undici meno talentuoso ma più coraggioso. La partita, bella e combattuta, ha mostrato il meglio di quanto oggi possono offrire le due squadre premiando quella capace di primeggiare tatticamente. GENOA IN EMERGENZA, SUBITO PALACIO E PERISIC – Per dare un senso al finale di campionato e per cercare di agguantare il 3° posto sul filo di lana. Sono diversi, ma comunque stimolanti, gli obiettivi dei due mister. Gasperini, possibile partente a fine stagione, schiera un 3-4-3 condizionato dalle assenze pesanti di Perin, Burdisso, Izzo, Pandev e Rincon. Ecco quindi il portiere Lamanna e i difensori De Maio, Munoz e Marchese; centrocampo robusto composto da Ansaldi e Gabriel Silva laterali con Rigoni e Dzemaili in mezzo; in attacco Pavoletti con Suso e Laxalt sugli esterni. Mancini, senza lo squalificato Kondogbia, stende un 4-2-3-1 che parte da Handanovic, la linea arretrata formata da D’Ambrosio, Miranda, Murillo e Telles; Medel e Felipe Melo agiscono dietro Brozovic, Palacio e Perisic hanno funzione di supporto diretto alla punta avanzata Icardi. ACUTO NERAZZURRO – Non c'è tempo per studiare. L'Inter ha fretta e Lamanna e i suoi se ne accorgono già dopo una manciata di minuti quando deve compiere un miracolo alzando sopra la traversa un colpo di testa di Perisic. Lo spavento scuote i rossoblù che usano le proprie energie per alzare la propria linea limitando rischi simili. Handanovic non corre grossi rischi ma la tattica è sufficiente per consentire alla retroguardia genoana di tirare il fiato e controllare la situazione. MUNOZ, SALVATAGGIO SU ICARDI – L'Inter prova comunque a fare la voce grossa, forte di una qualità tecnica superiore. L'ex Palacio è fra i più produttivi e, in occasione di uno sfondamento sulla destra, appoggia sulla testa di Icardi la palla del possibile vantaggio, Lamanna è superato ma Munoz ci mette una pezza a porta sguarnita. Altrettanto provvidenziale è, poco dopo, una respinta del portiere di casa su tocco ravvicinatissimo di Perisic dimenticato sul secondo palo. La reazione del Genoa e affidata a Pavoletti, diagonale sporcato in angolo da Miranda, e smanacciata di Handanovic su testa dello stesso attaccante. Gara bella e senza pause sino al meritato riposo. SFIDA APERTA – Anche l'avvio di ripresa offre all'Inter l'opportunità per sfondare. Melo non è però preciso nell'approfittare di una respinta di Lamanna su Perisic. Il Grifo è comunque bello e desto nel ribattere colpo su colpo. Si lotta in ogni azione e, all'indubbia capacità nerazzurra nel far girare la palla, i grifoni ribattono con costanti pressioni sul portatore di palla. Quando poi Pavoletti appoggia sulla destra a Rigoni una sfera carica di possibilità, la conclusione di quest'ultimo è colpevolmente affrettata e spedita fondo più lontano. DE MAIO METTE IL SIGILLO – In una condizione di sostanziale equilibrio i due tecnici si giocano nuove pedine: Tachtsidis e Capel da una parte, Eder dall'altra. Il primo graffio non si fa attendere, preannunciato da una saetta dal limite che Handanovic manda in angolo. Nell'azione successiva è De Maio a spingere in rete sottomisura l'1-0. La reazione ospite è rabbiosa, bella ma inconcludente. Così se un'incornata alta di Icardi fa recriminare Bobby-goal e soci, due prodigiosi salvataggi di Handanovic su bolidi di Ansaldi e Tachtsidis fanno tirare un profondo sospiro di sollievo. L'ultimo pallone è per il neo entrato Ljajic, diagonale sul fondo che sancisce la vittoria dei padroni di casa. [Articolo per Goal.com del 20 aprile 2016] © RIPRODUZIONE RISERVATA

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domenica 17 aprile 2016

Sampdoria-Milan 0-1: Bacca regala la prima gioia a Brocchi, recriminazioni blucerchiate

Buona la prima, ma quanta sofferenza per Brocchi e il suo Milan! A decidere la sfida del Ferraris contro un'arcigna Sampdoria sono soprattutto episodi determinati da decisioni dell'arbitro Valeri tra cui l'annullamento di una rete di Dodò (25') per fuorigioco assai dubbio e goal-partita di Bacca (71') con Dodò a terra e per questo contestato altrettanto veementemente dai ragazzi di Montella. Partita vibrante soprattutto sul piano dell'agonismo che ha mostrato compagini con limiti ma contraddistinte da grande volontà.QUAGLIARELLA SOLITA CERTEZZA, BROCCHI PUNTA SU BACCA E BALOTELLI – Punti pesanti da ottenere con accortezza ma altrettanta determinazione per progettare un futuro migliore. Con Cassano out per infortunio, Montella disegna un 3-4-2-1 che parte da Viviano protetto da Diakitè, Silvestre e dal rientrante Cassani; De Silvestri, Fernando, Krsticic e Dodò in mediana con Soriano e Alvarez dietro Quagliarella. Brocchi affida il suo debutto al 4-3-1-2 che piace a Berlusconi con Bonaventura trequartista e la coppia offensiva Balotelli-Bacca. Per ritrovare il successo che manca da 5 gare schiera anche Donnarumma e una diga formata da Abate, Alex, Romagnoli e Antonelli mentre a non ci sono sorprese a centrocampo: Kucka, Montolivo e Bertolacci. SPUNTANO BACCA E ALVAREZ - Errori e contrasti. Tanti, per giunta. La tensione da esame non aiuta la lucidità di manovra delle squadre che sbagliano scambi a ripetizione. Nella confusione spiccano, nel ruolo di solisti, Bacca e Alvarez autori di tentativi tanto ambiziosi quanto sibilanti attorno al bersaglio grosso. Fra un pasticcio e l'altro a salire è l'agonismo e, a far salire il proprio baricentro, è soprattutto il Milan mentre i padroni di casa cercano di agire su ripartenze. DODÒ SEGNA, VALERI ANNULLA – È proprio la velocità il denominatore comune di una sfida resa pepata dell'annullamento di una rete di doriana confezionata da Fernando, siglata da due passi da Dodò per un presunto tocco precede di Quagliarella che avrebbe attivato una posizione di offside. Valeri prende la contestatissima decisione su suggerimento dell'assistente Dobosz. Il rischio occorso spinge avanti il Diavolo e Viviano deve esorcizzare d'istinto un'incornata sottomisura di Bacca servito da Abate. Dall'altra parte Donnarumma si distende in altezza per respingere un potente destro di Fernando. GARA VIVA, SAMP CORAGGIOSA – Se non per palati fini, la sfida è piacevole per chi ama ritmi e contrasti. La ripresa mantiene questi connotati e conferma un Balotelli che, seppur in cerca della forma migliore, è perlomeno autore di una prova propositiva. Il primo cambio dell'avventura di Brocchi è l'avvicendamento fra Bertolacci e Poli. Montella sostituisce l'acciaccato Alvarez inserendo Correa. La Samp aumenta la pressione mettendo in maggiore apprensione la retroguardia rossonera. PORTIERI SUGLI SCUDI MA BACCA E' IMPLACABILE – La partita si fa incandescente anche per gli estremi difensori chiamati a mostrare il meglio della loro arte felina sul solito Bacca e su Quagliarella. Nulla la saracinesca blucerchiata potrebbe fare su sassata di Montolivo schizzata a lato. Bacca spreca un contropiede e poi si fa perdonare segnando il vantaggio con un diagonale a filo d'erba entro l'area. In quel momento i padroni doriani erano in dieci con Dodò a terra dopo un contrasto con Kucka. L'episodio alimenta ulteriori contestazioni dentro e fuori il campo. La Samp non molla mentre il Milan raggiunge il novantcinquesimo badando a controllare tra speranza e sofferenza. [Articolo per Goal.com del 17 aprile 2016] © RIPRODUZIONE RISERVATA

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domenica 3 aprile 2016

Genoa-Frosinone 4-0: Suso fa tripletta, il Grifone cala il poker

Il Genoa non spreca il match-ball per scacciare definitivamente ogni possibile complicazione. A farne le spese è un Frosinone incapace di imprimere la giusta forza per uscire dalle sabbie mobili della zona retrocessione. Una tripletta di Suso (43', 59' e 75') e il centro di Rigoni (72') disegnano i contorni dell'andamento complessivo di una sfida che, soprattutto nella ripresa, ha avuto una sola protagonista. GASP IN EMERGENZA, STELLONE COL TRIDENTE – La sosta non ha portato buone notizie al clan rossoblù che deve fare i conti con le condizioni degli elementi impegnati con le rispettive nazionali e con defezioni importanti come quelle di Burdisso, Cerci, Ansaldi e Pavoletti. Gasperini disegna quindi un 3-5-2 che da Perin si sviluppa con i difensori Munoz, De Maio e Izzo; Fiamozzi, Rigoni, Rincon, Dzemaili e Gabriel Silva in mezzo con Pandev e Suso davanti. Più tranquillo, almeno sotto l'aspetto delle emergenze nell'organico, è mister Stellone, ex genoano che sotto la Lanterna ha lasciato ricordi positivi. Il suo Frosinone cerca punti salvezza con un 4-3-3 che prevede il portiere Leali sorretto da Matteo Ciofani, Ajeti, Blanchard e Pavlovic; Gori, Gucher e Sammarco presidiano la mediana alle spalle del trio d'attacco nel quale Dionisi e Kragl affiancano Daniel Ciofani. A VISO APERTO - A dispetto dell'enorme peso dei punti in palio, soprattutto per gli ospiti, l'atteggiamento in campo è tutt'altro che guardingo. A beneficiarne sono ritmo e agonismo anche se raramente i portieri vengono chiamati in causa oltre l'ordinaria amministrazione. Dopo venti minuti Gasperini, già con gli uomini contati, deve rinunciare anche a Pandev vittima di un infortunio muscolare. Lo sostituisce Matavz. SUSO-GOAL, IL GRIFO PASSA! – I fiscali interventi di Mazzoleni spezzettano la gara in maniera più ossessiva di quanto le due squadre si affannino a cercare spazi utili. È il Genoa a tenere più palla ma il Frosinone, pronto a scattare di rimessa come un elastico, non disdegna incursioni a ridosso dei sedici metri opposti. Il massimo della produzione è però un diagonale di Dionisi un paio di metri a lato. Di fronte a tanta fatica collettiva solo un acuto solista sembra poter fare la differenza. Il primo a capirlo è Suso, bravo a controllare centralmente poco fuori l'area ciociara per poi superare Leali con un formidabile sinistro a giro. GENOA PADRONE TROVA IL RADDOPPIO – Ingolosito dalla rete segnata prima della pausa, Suso battezza la ripresa con un altro pregevole assolo stavolta finito poco alto. Leali prova a tenere in gara i suoi con due prodigi: respinta felina su incoronata di Rigoni e deviazione con la mano mancina su rasoterra di Matavz. Ospiti sempre più vacillanti con Mazzoleni che grazia il già ammonito Ajeti. Daniel Ciofani non sfrutta una brevissima parentesi favorevole calciando addosso al portiere da posizione favorevole e gli ospiti si spengono. L'assalto dei padroni di casa trova il raddoppio sempre su iniziativa di Suso. L'ex-milanista trova il "sette" opposto con un pregevole tocco liftato dalla destra. Perin, nato a Latina e per questo "beccato" dai tifosi avversari, esulta in maniera eccessiva per il raddoppio rimediando un giallo. Espulso anche un dirigente ospite reo di aver contestato veementemente la reazione del portiere. CROLLO CIOCIARO, RIGONI E ANCORA MAGO-SUSO – Il Frosinone soffre il doppio svantaggio e l'atteggiamento arcigno dei rossoblù che trovano il meritato 3-0 con Rigoni, servito centralmente da Dzemaili, e addirittura il poker con l'ennesima magia di Suso che confeziona la tripletta personale bucando Leali dalla linea di fondo. Prima del fischio finale sono solo un paio di centimetri a negare a Tachtsidis il possibile quinto goal. [Articolo per Goal.com del 3 aprile 2016] © RIPRODUZIONE RISERVATA

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domenica 6 marzo 2016

Genoa-Empoli 1-0: Rigoni avvicina il Grifone alla salvezza

E' Rigoni, ad inizio ripresa, a scacciare gli incubi e le ansie genoane. La sua rete è determinante nel consegnare al Genoa 3 punti di tranquillità in una stagione in chiaroscuro. L'Empoli, autore di una prova opaca, quasi mai riesce a impensierire i padroni di casa. La partita, giocata su buoni ritmi ma contraddistinta da innumerevoli errori, ha visto i Grifoni attori protagonisti con i toscani autori di rarissime fiammate tra cui un palo di Mchedlidze. Troppo poco per evitare la quarta sconfitta consecutiva p PANDEV TORNA TITOLARE DOPO TRE MESI, MACCARONE SCALPITA - Gasperini, costretto a rinunciare allo squalificato Dzemaili e agli infortunati Muñoz e Pavoletti, lascia Cerci in panchina e parte da Perin tra i pali con Izzo, Burdisso e De Maio in difesa; si distende su una linea a quattro che comprende Ansaldi, Rincon, Rigoni, Tachtsidis, e Laxalt; davanti Suso con Pandev centrale. Giampaolo, senza Tonelli e Mario Rui, propone un 4-3-1-2 con il reparto arretrato previsto alla vigilia: Skorupski in porta, Laurini, Cosic, Ariaudo e Zambelli; centrocampo affidato a Zielinski, Paredes e Buchel; Croce agisce da trequartista alle spalle di Mchedlidze e Maccarone. PRESSIONE, STERILE, ROSSOBLÙ - Le prove d'assedio il Genoa le fa subito dopo il fischio d'inizio. Pandev è fra i più propositivi ma i toscani, retto il primo urto, sembrano essere in grado di prendere le misure pur restando quasi sempre rintanati nella propria porzione di campo. Quando le maglie della rete difensiva lascia troppi spazi è Skorupski a respingere d'istinto su tocco ravvicinatissimo di un Rigoni poco reattivo. Ma è un episodio isolato fra tante opportunità abortite sul più bello. EMPOLI RINUNCIATARIO - L'asfissiante geometria del Grifo disegna vorticose manovre a ridosso dell'area ospite smarrendosi però al momento di tracciare l'ultima, perfetta, linea. L'Empoli bada soprattutto a tenersi ordinata come una squadra di Subbuteo incapace, però, di imbeccare in maniera decente Maccarone e Mchedlidze. Così quasi tutte le uniche volte in cui i ragazzi di Giampaolo riescono a spingersi in avanti vengono propiziate da passaggi imprecisioni avversarie. ZIELINSKI SPRECA, RIGONI LA SBLOCCA! - La staffetta Suso-Cerci battezza la ripresa. Ma è un'incursione di Zielinski, neutralizzata da un disturbo di Laxalt e un'uscita a terra di Perin, a regalare il primo sussulto. Sul rovesciamento di fronte il Genoa passa con Rigoni servito dalla destra dal neo entrato e marcato in maniera imbarazzante da Cosic. Sono passati appena 3' di gioco. Pucciarelli e Saponara rilevano gli appannati Maccarone e Buchel. DOPPIA OCCASIONISSIMA EMPOLI - Il Genoa prova a chiudere i conti ma rischia l'inverosimile concedendo troppo spazio a Mchedlidze che, filtrato sul lato destro dell'area coglie un palo clamoroso con una botta che supera l'esterrefatto Perin, la ribattuta a porta vuota di Zielinski viene poi respinta di piede da Ansaldi. È una parentesi. I rossoblù restano padroni del campo pur senza riuscire a graffiare con la giusta forza. Così l'intervento più difficile Skorupski lo deve sfoderare su deviazione di un suo compagno, Ariaudo, che intercetta un cross di Cerci. Nel finale l'Empoli non riesce ad approfittare dell'ansia da risultato che attanaglia gambe e idee degli avversari. [Articolo per Goal.com del 6 marzo 2016] © RIPRODUZIONE RISERVATA

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domenica 21 febbraio 2016

Genoa-Udinese 2-1: Rimonta e rigore parato, è sorpasso del Grifone

Perin dall'inferno al paradiso. E con lui il Genoa. Il portiere rossoblù è autore di una papera che spiana il provvisorio vantaggio di Ali Adnan (33') su punizione e poi salvatore del vantaggio, costruito su rigore trasformato da Cerci (62') e su guizzo di Laxalt (70'), respingendo un penalty di Di Natale (inserito in campo per troppo poco tempo) a ridosso del novantesimo. La partita è stata vibrante e senza soste condotta dai padroni di casa, fermati da due legni, ma con fiammate notevoli da parte ospite apparsi comunque in buone condizioni. ZAPATA-THEREAU PER COLANTUONO – Il 3-4-3 gasperiniano prevede Perin fra i pali con Munoz, Burdisso e Izzo in retroguardia, Rincon, Rigoni, Dzemaili e Laxalt in mediana con Cerci e Suso esterni offensivi a supporto della punta Matavz. Infoltisce la sua zona centrale Colantuono che, davanti a Karnezis, presenta un 3-5-2 con Pires, Danilo e Felipe in difesa; Edenilson, Badu, Guilherme, Halfredsson ed Ali Adnan a centrocampo; davanti la coppia Zapata-Thereau. GRIFO ARREMBANTE– Genoa e Udinese non si studiano. Al pronti via cercano di in campo quanto preparato in settimana. I rossoblù sono fra i più aggressivi insidiando seriamente Karnezis con un siluro su punizione Suso. Altrettanto reattivo è l'estremo su rasoterra ravvicinato di Laxalt. La pressione produce anche un legno di Matavz, con Gervasoni a segnalare un offside, e un clamoroso palo di Cerci che calcia dalla destra.Nel frattempo sugli spalti si accendono le divergenze di opinione tra parte dei tifosi della gradinata Nord contestatori di Preziosi e Gasperini, e quelli di altri settori. ALI ADNAN GOAL A SORPRESA, PERIN CHE ERRORE! – I padroni di casa insistono nella loro pressione offensiva mandando alla conclusione, a lato, di Rincon. L'Udinese solo in casi rari riesce a spingersi sulla trequarti dirimpettaia ma gli basta conquistare una punizione centrale dalla distanza per passare. È l'iracheno Ali Adnan, con la complicità di un impreciso Perin, a sbloccare il risultato. Lo svantaggio è un pugno allo stomaco per il Grifo che fatica a riordinare le idee arrivando all'intervallo sotto di una rete. CERCI, PARI DI RIGORE – Munoz resta negli spogliatoi, al suo posto c'è De Maio. Il Genoa resta lo stesso: propositivo, immediato assist di Suso, e impreciso, Matavz in ritardo sulla linea bianca. L'ex milanista prova poi il tiro ad effetto alzato in angolo da Karnezis. Ospiti vicini al raddoppio con deviazione casuale di Badu dopo una bella iniziativa di Thereau. Dopo dieci minuti Zapata tocca di mano nella sua area. Dal dischetto Cerci acciuffa il pari spazzando il portiere. Sospinto da un tifo tornato compatto, il Genoa prosegue a macinare azioni. Colantuono prova la carta Matos. LAXALT COMPIE IL SORPASSO, PERIN UN MIRACOLO SU DI NATALE –I bianconeri provano a replicare l'occasione del momentaneo vantaggio con una punizione di Guilherme, stavolta Perin si fa trovare pronto alla parata. Tachtsidis rileva Suso e Kuzmanovic sostituisce Halfredsson a cui, poco prima, Gervasoni ha risparmiato un cartellino rosso per entrata-killer su Cerci. A forza di spingere ai genoani riesce il sorpasso. Tutto nasce da una botta di De Maio da lontano che Karnezis smanaccia, Laxalt accorre sulla sfera e la infila nel sacco. Poi Rigoni si divora la terza segnatura calciando oltre la traversa un pallone d'oro. Dall'altra parte il neo entrato Di Natale, tira debole sul portiere che poi riscatta la papera del primo tempo mandando in angolo di piede sempre sull'ottimo attaccante ospite. Karnezis è poi bravissimo ad alzare un muro su fiondata di Rigoni. L'Udinese si riversa in avanti con la forza della disperazione e, quasi allo scadere, ha un'enorme opportunità per il 2-2: un rigore concesso per atterramento di Thereau da parte di Izzo. Ma la battuta di Di Natale, tesa rasoterra sulla destra viene però respinta in maniera strepitosa da Perin! [Articolo per Goal.com del 21 febbraio 2016] © RIPRODUZIONE RISERVATA

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sabato 6 febbraio 2016

Genoa-Lazio 0-0: Il Grifone e l'Aquila volano bassi

Un punto per uno che sa di brodino insipido in una stagione di qualità inferiore rispetto alle premesse estive. Gara avara di conclusioni e del minimo spettacolo. La Lazio, più viva ed efficace per lunghi tratti del primo tempo, ha sfiorato il vantaggio con una traversa di Mauri mentre il Genoa si fa notare per qualcosa di buono solo nella ripresa. PAVOLETTI E MAURI SCALPITANTI - Gasperini cerca punti salvezza con Perin, Munoz, Burdisso e Izzo preferito a De Maio dietro; Ansaldi, Rincon Dzemaili e Laxalt presidiano il centrocampo mentre Pavoletti gioca leggermente avanzato rispetto a Cerci e Suso. Pioli, senza lo squalificato Matri e numerosi infortunati fra cui Candreva, presenta Marchetti con Basta, Mauricio Hoedt e Konko a completare il pacchetto difensivo; Milinkovic-Savic, Cataldi e Parolo in mediana con Felipe Anderson, Djordjevic e capitan Mauri a comporre il tridente offensivo. L'AQUILA MOSTRA GLI ARTIGLI - Pronti, via e Lazio subito determinata a operare nella metà campo avversaria che i rossoblù faticano a controllare. Nei primi venti minuti gli angoli sono 6-0 a favore degli ospiti che impegnano Perin su rasoterra di Cataldi e sfiorano il vantaggio con una traversa colpita da Mauri. Parolo, diffidato, rimedia un giallo inevitabile. Gasperini s'infuria con i suoi a bordo campo ma è difficile riuscire a invertire l'inerzia del match senza avere la forza di alzare il baricentro. REAZIONE GRIFO - I padroni di casa, senza Perotti finito alla Roma, non riescono ad agire in maniera propositiva e si affidano a ripartenze veloci per cercare di sorprendere la retroguardia avanzata della Lazio. L'unica occasione vera capita però solo a sette minuti dal riposo su tocco di Cerci a cercare la porta trovando invece Konko, a spedire in angolo a ridosso della linea bianca. Poi nessun altro vero sussulto. MARCHETTI SBATTE LA PORTA IN FACCIA A MUNOZ - Basta resta negli spogliatoi rilevato da Patric. Il Genoa prova faticosamente ad essere propositivo. Ma a complicargli le cose è il ko occorso a Ansaldi, il migliore dei suoi, viene fermato da guai muscolari e deve cedere il campo a Rigoni. Marchetti viene poi destato dal torpore con un'incornata insidiosissima di Munoz su assist di Suso. Pioli mischia ancora le carte inserendo Keita per Mauri. La risposta è Tachtsidis per un opaco Cerci. FINALE ACCESO MA SENZA RETI - I cambi, compreso quello di Lulic, non sortiscono effetti immediati. Con il passare dei minuti le squadre si allungano prestando il fianco a contropiedi da entrambe le parti. I più pericolosi sono imbastiti da Pavoletti fermato in maniera pregevole da Hoedt e di Keita che conclude debole sul portiere. Pavoletti e Munoz, in difficoltà fisiche non riescono a dare il loro apporto nel finale ma la Lazio non sa approfittarne. [Articolo per Goal.com del 6 febbraio 2016] © RIPRODUZIONE RISERVATA

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mercoledì 3 febbraio 2016

Sampdoria-Torino 2-2: doppio Belotti, pareggio granata

Il Torino spreca più volte la vittoria e solo all'ultimo secondo agguanta il 2-2. La Sampdoria si era illusa di ottenere tutta la posta dopo un acuto di Soriano (86') che con il suo settimo centro in campionato aveva riportato avanti la sua squadra che dopo essere passata con un guizzo di Muriel (66') era stata raggiunta ancora da Belotti (71'). Tutto intorno una gara brutta dominata da un susseguirsi di errori di ogni tipo da parte di entrambe le formazioni. FUORI LOPEZ E QUAGLIARELLA - Montella si presenta con una difesa a tre con Cassani, Ranocchia e Moisander davanti a Viviano; Palombo e Ivan centrali di mediana con Sala e Dodò esterni mentre Soriano e Correa sostengono la punta Muriel. Ventura, che alla vigilia ha dovuto rinunciare a Bovo, schiera Padelli protetto da Maksimovic, il rientrante Glik e Moretti; centrocampo muscolare composto da Zappacosta, Acquah, Gazzi, Benassi e Gaston Silva; in avanti la coppia Belotti e Immobile. Panchine di lusso con Cassano, Quagliarella e Maxi Lopez pronti a entrare in corsa. MEGLIO IL TORO, ACQUAH SPRECA - Il Toro prova subito ad approfittare della consueta difficoltà doriana a partire con personalità cercando, invano, di sorprendere il portiere con un'insidiosa botta dalla distanza di Gaston Martinez deviato in angolo. La reazione dei padroni di casa è sorretta più dalla buona volontà che dall'organizzazione. Muriel si fa vedere con un rasoterra innocuo. Le squadre sono corte e scadente la finalizzazione di una ripartenza centrale di Acquah che pecca d'egoismo calciando addosso a Viviano. RITMI CALANTI - Sala finisce ko e viene sostituito Diakitè. Lo scorrere del tempo mette laconicamente in evidenza i limiti di entrambe le compagini. La pochezza manovriera e i limiti tecnici che contraddistinguono il loro cammino stagionale rendono a tratti la sfida fiera degli errori. Nel finale della prima frazione uno scontro fra Diakitè e Acquah costringe entrambi ad abbandonare il campo. ERRORI E PAURA - La ripresa comincia con gli ingressi di Christodoulopoulos e Baselli. Anche questa frazione vede subito attivo Gaston Martinez autore di una girata a lato. Poi Belotti non riesce ad approfittare di un clamoroso liscio di Moisander sotto porta. Gli errori e la paura rendono il match sempre più confuso e avaro di emozioni. Quando la scintilla potrebbe scattare Baselli, a tu per tu con Viviano, appoggia di testa sul portiere. MURIEL-SORIANO E DOPPIO BELOTTI - Ventura prova a dare una scossa ai suoi inserendo Immobile per Gaston Martinez. A darla davvero è però Muriel che, sgusciando in area fra le brutte statuine granata, buca Padelli. Identica figura fa poco dopo la retroguardia di casa concedendo a Belotti il più facile dei piattoni che vale l'1-1. Nel frattempo entra anche Maxi Lopez. Poi Immobile si fa letteralmente rubare la palla fra i piedi da Viviano. Nel finale Montella si gioca la carta Quagliarella. A regalare la possibile vittoria è invece Soriano, il migliore dei blucerchiati, con un destro ad effetto da venti metri nei minuti finali. Ma il Toro non molla e gli è sufficiente spingere con convinzione per ottenere l'incredibile 2-2, ancora con Belotti di testa, allo scadere dell'ultimo istante di recupero. [Articolo per Goal.com del 3 febbraio 2016] © RIPRODUZIONE RISERVATA

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martedì 26 gennaio 2016

Constance Lloyd Wilde: una donna di qualche importanza

La delicatezza dei lineamenti e del portamento ne mascheravano l’intensa forza del carattere. Constance Mary, figlia dell’avvocato inglese Horace Lloyd e dell’agiata irlandese Adelaide Atkinson, venne educata all’arte, alla letteratura ma anche alla sofferenza. Rimasta orfana di padre a quindici anni, subì violenze dalla madre sino ai ventuno quando, nel 1880, lasciò la sua Dublino per trasferirsi a Londra da una zia e sviluppare il suo spirito libero. Di una bellezza raggiante e molto attratta dall’Estetismo, fu all’avanguardia nella sua epoca divenendo icona di associazioni a difesa dei diritti delle donne e in prima linea tra le suffragette. Scrisse due libri di fiabe per bambini e riuscì a unire le passioni per le lotte sociali e il giornalismo dirigendo la Rational Dress Society’s Gazette, rivista del movimento contrario agli indumenti femminili ingombranti causa di malattie e di numerosi incidenti tra le operaie delle fabbriche.   Nella primavera del 1895, dopo la condanna a due anni di lavori forzati inflitta al marito, reo di atti omosessuali, fu cacciata dal paradiso delle persone rispettabili finendo tra quelle perseguitate dall’ipocrisia vittoriana. L’esilio fu inevitabile come cambiare il cognome da sposata e dei figli Vyvyan e Cyril di 9 e 10 anni: Wilde, quello indossato con prestigio e ammirazione, divenne d’un tratto sinonimo d’infamia e scandalo; Holland, secondo nome del fratello Otho, fu l’ideale per immaginarsi un futuro migliore sperando anche in amicizie generose stabilitesi nel Continente.  A Constance sembrò passata un’eternità dal 29 maggio 1884 quando varcò il portale della gotica St. James Church per sposare l’uomo messo al centro del suo universo sin dal primo sguardo. Fu amore e sintonia reciproca al punto che entrambi riuscirono ad appagare le rispettive ambizioni individuali. La nascita del secondogenito affievolì la fiamma della passione e causò problemi nel rapporto ma lei, illudendosi che il matrimonio potesse resistere alla dissolutezza del marito sempre più popolare e sempre più travolto dall’amicizia con Lord Alfred Douglas, non temé nulla. Neppure quando l’imprudente Wilde denunciò per diffamazione il padre del suo amante, il burbero marchese di Queensberry, che l’aveva pubblicamente definito sodomita. Per Constance incubo e realtà divennero un tutt’uno solo con l’evidenza del clamoroso arresto. Il dramma e la bancarotta le devastarono l’esistenza con la stessa voracità con cui l’ufficiale giudiziario le portò via la sfarzosa casa di Tite Street e tutto quanto conteneva. Fuggì accompagnata dall’eco dello scalpore ma senza darsi per vinta. Dopo una parentesi in Svizzera dal fratello, la sua prima meta sicura fu Genova. La prosperità della città e la mitezza delle sue riviere erano predilette da connazionali in cerca di rifugio, riposo e opportunità. Fra questi spiccavano industriali come Thomas Robertson e pionieri come James Spensley che, giunto nella città di Colombo come medico e corrispondente del Daily Mail, da lì diffuse il football e lo scoutismo in tutta Italia. In quella sorta di terra promessa Constance arrivò in cerca di serenità e cure per la salute in progressivo peggioramento. Inizialmente soggiornò nella delegazione di Nervi e a Sori. Nel 1897, sistemati i figli in un collegio britannico di Heidelberg, affittò un appartamento in una villa di Bogliasco, sua ultima residenza. Pur nella tempesta provò tenacemente a mantenere la promessa fatta al suo sposo: amarlo sempre e comunque. Soffocò l’infatuazione per l’editore Arthur Lee Humphreys e mai rifiutò il perdono al marito definendolo “più debole che cattivo”. Chiese e ottenne la separazione a tutela dei beni e dei figli, di cui ebbe l’affidamento esclusivo, opponendosi però strenuamente al divorzio per non aprire ulteriori ferite. Nonostante seri problemi fisici, andò a trovarlo in carcere un paio di volte; l’ultima per comunicargli la morte della madre. Quando poi il 19 maggio del 1897 Wilde tornò in libertà gli fece trovare denaro sufficiente a ricostruirsi la vita. Ma fu tutto inutile. Lui riprese ad ignorarla preferendole il giovane Douglas e la solita esistenza sregolata facendo venir meno ogni possibile riconciliazione.  Nel frattempo le condizioni di salute di Constance ebbero un tracollo. Un maldestro intervento alla spina dorsale, eseguito dal professor Luigi Maria Bossi, le fu fatale. Morì a Genova la mattina del 7 aprile 1898, a trentanove anni. Lì venne sepolta nel cimitero monumentale di Staglieno progettato dagli architetti Carlo Barabino e Giovanni Battista Resasco come città dei morti parallela a quella dei vivi e per questo abbellita da viali, terrazze, giardini e sculture che lo rendono tuttora fra i più importanti d’Europa. Sulla base della bianca croce di marmo intarsiata d’edera furono apposti il nome e la frase: Che Dio le tolga dagli occhi tutte le lacrime. Wilde, che dopo la scarcerazione mai rivide la moglie, si presentò a renderle omaggio solo il 25 febbraio dell’anno successivo. In mano un mazzo di rose scarlatte; nel cuore, come scrisse, “lacrime di dolore, rimorso e il senso d’inutilità di tutti i rimpianti”. Prese anche amaramente atto dell’assenza di qualsiasi accenno alla sua persona. Morì povero, il 30 novembre del 1900, in un ancor più povero hotel parigino.  La scritta Wife of Oscar Wilde, ricordo di quel matrimonio e di quel cognome riabilitato agli occhi del mondo, fu aggiunta solo nel 1963 dai discendenti di Otho Lloyd. La patologia di cui soffrì Constance è invece rimasta un mistero sino al 2 gennaio 2015 quando il Lancet ne commemorò il 156° anniversario della nascita. Lo fece pubblicando una ricerca della dottoressa Ashley Robins dell’Università di Città del Capo da cui emerge che fu erroneamente curata per disturbi nervosi e ginecologici mentre, in realtà, era affetta da sclerosi multipla, malattia allora già nota ma a lei non diagnosticata.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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domenica 24 gennaio 2016

Sampdoria-Napoli 2-4: La capolista suona la quinta al Ferraris

Il Napoli, in campionato, è irresistibile. Non serve una prova coraggiosa alla Sampdoria per evitare la terza sconfitta consecutiva. Due clamorose leggerezze di Barreto e un'ingenua espulsione di Cassani dopo un'ora di gioco, consentono al capolista Napoli di imprimere il proprio marchio al destino della sfida e di imporsi per 4-2. Le firme sul risultato sono di Higuain (9'), Insigne su rigore (18') Correa (42') e Hamsik (60'), con gli ospiti in superiorità numerica, ed Eder (72'). È poi Mertens a chiudere i conti (78'). Sfida vibrante che conferma lo stato di grazia dei ragazzi di Sarri.CASSANO-HIGUAIN DUELLO A DISTANZA – Montella, senza lo squalificato Soriano, punta al 4-3-3 con Viviano in porta; Cassani, Moisander, Zukanovic e Regini a protezione; Carbonero, Fernando e Barreto in mediana e tridente con Cassano centrale e Correa ed Eder esterni. Modulo speculare per Sarri che conferma Reina e completa la retroguardia con Hysaj, Albiol, Koulibaly e Ghoulam; Allan, Jorginho e Hamsik a centrocampo e davanti lo scatenato Higuain sostenuto da Callejon e Insigne. BARRETO FA HARAKIRI, NAPOLI IMPLACABILE – Avvio bruciante del Napoli con Higuain che, subito a tu per tu con Viviano, manda clamorosamente alto. L'argentino non spreca all'9' quando, approfittando di un retropassaggio suicida di Barreto, batte il portiere siglando il 21° centro stagionale. Il pomeriggio autolesionista di prosegue dieci minuti più tardi con un ingenuo fallo da rigore su Albiol. Insigne trasforma dal dischetto. OSPITI SPRECONI, CORREA LA RIAPRE – Il doppio vantaggio consente al Napoli di manovrare in scioltezza e di pungere ancora il portiere con un diagonale ravvicinato di Callejon reso innocuo in due tempi. La Samp raccoglie tutto il suo coraggio avanzando il baricentro per cercare di accorciare le distanze. L'opportunità migliore capita a Correa ma il rimpallo che ne segue agevola il salvataggio di Reina. La superiorità tecnica ospite si fa però sentire ogni qual volta la squadra di Sarri si impossessa della sfera. Una bella azione corale riporta Higuain al tiro, seppur troppo debole. Così, dopo aver subito per lunghi tratti, sul finire della frazione Correa realizza l'1-2 piazzando il pallone da dentro l'area dopo un sontuoso velo di Eder su assist dalla destra di Carbonero. BLUCERCHIATI CORAGGIOSI, CASSANI ESPULSO – La Samp, pur rischiando di capitolare su contropiede di Higuain che va a schiantarsi su Viviano in uscita, gioca meglio facendo dell'aggressione sui portatori di palla avversari la sua arma più efficace. Barreto cede il posto ad Alvarez. Il Napoli ora sembra trovare maggiori difficoltà dovendosi guardare le spalle con più insistenza. Ma Cassani, già ammonito, rimedia il secondo giallo per un inutile fallo a centrocampo su Insigne. HAMSIK, SLALOM VINCENTE. EDER ILLUDE, MERTENS LA CHIUDE - Neppure il tempo di sistemarsi che Hamsik fa un numero in slalom dentro i sedici metri doriani realizzando, in caduta, la terza marcatura. Poi il Pipita si fa ingelosire e, anziché servire Insigne perfetto ad incrociare, prova la magia a girare ma senza fortuna. Cassano esce per Dodò e, dall'altra parte Ghoulam viene sostituito per Strinic. La Samp è comunque viva e trova la seconda rete con Eder bravo a deviare un calcio d'angolo di Alvarez. Sarri inserisce Mertens per Insigne. Ed è proprio lui, in diagonale, a fare poker dopo che Higuain spreca ancora. [Articolo per Goal.com del 24 gennaio 2016] © RIPRODUZIONE RISERVATA

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martedì 5 gennaio 2016

Genoa-Sampdoria 2-3: Cassano show, Pavoletti non basta al 'Grifone'



La Sampdoria fa suo il derby della Lanterna per 2-3 strapazzando per oltre un'ora un Genoa dai limiti tecnici a tratti imbarazzanti. Alla formazione di Montella per primeggiare basta svolgere un compitino ordinato mirato ad ottimizzare i ripetuti vuoti avversari. A segno vanno Soriano (14' e 49') ed Eder (35') su assist di un Cassano ritrovato. La partita, di qualità non proprio eccelsa, sembra chiudersi con la terza segnatura blucerchiata ma una doppietta di Pavoletti (69' e 80') ha acceso speranze di rimonta incendiando il finale con i rossoblù che sfiorano il pari e Barreto che timbra la traversa. TORNA PAVOLETTI, MONTELLA COL TRIDENTE – Gasperini si presenta alla stracittadina in grande difficoltà e con la solita situazione del mercato invernale a togliere ulteriori certezze. Sicura, invece, l'assenza dello squalificato Perotti. Sul prato circondato da uno stadio strapieno, solo all'ultimo scioglie la pretattica. Posto fisso garantito al portiere Perin e al centravanti Pavoletti sorretto a sinistra da Laxalt e a destra da Lazovic. Difesa a quattro affidata a Izzo, De Maio, Burdisso e Ansaldi; in mezzo finiscono Rincon, Dzemaili e Ntcham. Montella, che per giorni ha preparato in gran segreto la sfida, che affronta con un 4-3-3 atipico. Davanti a Viviano piazza gli esterni De Silvestri e Regini con Moisander e Zukanovic centrali; Carbonero, Fernando e Barreto a centrocampo con il trio Soriano, Cassano ed Eder in attacco. SORIANO-BOOM, LA SAMP PASSA! – Nessuna paura e sfida subito viva con i rossoblù a cercare attacchi manovrati e i blucerchiati pronti e bravi a giocare di rimessa. Rincon incorna di poco a lato, risponde Zukanovic con una rasoiata su punizione che Perin alza in angolo. È l'antipasto del vantaggio siglato da Soriano, in diagonale su servizio di Cassano e tenuto in gioco da Burdisso. La Samp controlla senza difficoltà. GENOA CONFUSO, EDER LO PUNISCE ANCORA – Lo svantaggio per il Genoa ha l'effetto di un uppercut. A confondere ulteriormente le idee ai padroni di casa è l'abilità degli attaccanti doriani di non dare alcun punto di riferimento agli avversari. Laxalt prova il jolly impegnando Viviano alla respinta. De Silvestri, infortunato, deve cedere il campo a Cassani. Quando la Samp avanza trova spazi comodi, se l'occasione capita poi a Eder il raddoppio, piattone da 15 metri, è facilissimo. Il Genoa gira lento e a vuoto, prima del riposo ha una buona chance su tiro franco ma la conclusione di Lazovic esce di poco. ECCO SUSO E RIGONI, DOPPIETTA SORIANO - Gasperini prova a dare un senso al peggior Genoa degli ultimi tempi, inserendo i due nuovi acquisti Suso e Rigoni. Ma la Samp continua a giocare in scioltezza e, alla prima occasione, Soriano sigla lo 0-3 sempre su assist di Cassano dispensatore di tocchi di classe. Il Genoa si fa vedere da Viviano con i due nuovi innesti. PAVOLETTI PROVA A RIAPRIRLA – Pavoletti, a sorpresa, realizza sugli sviluppi di un corner di Laxalt. Immediatamente dopo Lazovic a tu per tu con Viviano potrebbe riaprire il match ma calcia incredibilmente fuori. La Samp sbanda e Pavoletti trova anche il raddoppio a dieci minuti dal termine riempiendo di pathos la partita. Il neo entrato Gakpé e poi una maldestra deviazione verso la sua porta di Zukanovic avvicinano il Grifone al pareggio ma Viviano si salva. L'ultima occasione è per Barreto che colpisce la traversa in contropiede. [Articolo per Goal.com del 5 gennaio 2016] © RIPRODUZIONE RISERVATA

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