Parole sante...

Vivere è la cosa più rara al mondo.
La maggior parte della gente esiste, e nulla più. (Oscar Wilde)
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Isabel Emrich ~ ‘Underwater Paintings’

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martedì 20 ottobre 2020

“Life Book”, il nuovo album di Giuseppina Torre

Evocativo e dolce. A tratti concitato e graffiante. Life Book, l’album della compositrice e pianista Giuseppina Torre pubblicato da Decca Records nel 2019 e distribuito da Universal Music Italia, è l’esaltazione della voglia di rinascere attraverso la musica e la forza della sua bellezza. Un cammino interiore scandito da dieci brani inediti che - non casualmente inseriti nell’ordine cronologico della loro composizione - celebrano la risalita dall’abisso di chi come lei ha vissuto la sofferenza della violenza familiare.  

Dopo la raccolta d’esordio Il Silenzio delle Stelle (2015), seguita dalla colonna sonora del docufilm Papa Francesco - La mia Idea di Arte (2018), la musicista siciliana continua a fare danzare le proprie dita sulla tastiera dipingendo un quadro la cui fisionomia finale lascia ad occhi spalancati. Life Book, sapientemente prodotto da Davide Ferrario, è descrizione con pause e cambi di passo sorprendenti, talvolta spiazzanti. Buio e lampi di luce. Cicatrici da scordare e desideri di arcobaleni nei quali perdersi. 

Rosa tra le Rose (dedicata alla madre) accoglie fra le sue braccia richiamando classici e persino la celtica Enya. Le danze e i salti che ne seguono avvolgono e scaldano il cuore per poi liberarlo nella straordinaria malinconica leggerezza della conclusiva Never Look Back. Fra loro brilla Gocce di Veleno il cui pesante incedere inziale si trasforma in corsa sino alla realizzazione del desiderio di adagiarsi e sognare a pieni polmoni. Il brano, ispirato dall’omonimo libro di Valeria Benatti dedicato al tema degli amori malati e pericolosi, è forse il manifesto dell'intera l’opera scelta anche per accompagnare il documentario Testimone – Liliana Segre Contro l’Indifferenza curato da Roberto Olla per Speciale TG5. 

All'estero il talento puro della pianista di Vittoria era già stato ampiamente riconosciuto. Soprattutto negli Stati Uniti dove ha vinto due Los Angeles Music Awards 2012 (International Artist of the Year e International Solo Performer of the Year), l'Akademia Music Awards 2017 (Ambiental/Instrumental), gli Annual International Music and Entertainment Awards 2018 (Classical Artist of the Year e Classical Album of the Year) e l’Akademia Executive Award 2019 (Ambient/Instrumental).  

In questo lavoro Giuseppina Torre conduce l'ascoltatore lungo il suo viaggio offrendogli la possibilità di scoprirne tutte le sfumature. Ci riesce con la consueta maestria tecnica, vigore ed estrema sensibilità.

Life Book è disponibile in tutti i negozi, in digital download e sulle piattaforme streaming (https://umi.lnk.to/LifeBook_G_TorreWe). 

Links utili: 

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venerdì 30 gennaio 2015

Reverenza e fantasia, il seducente omaggio delle Marsheaux a ‘A Broken Frame’ dei Depeche Mode

Rieccole le Marsheaux, brave e coraggiose. Stavolta le dee dell’electropop ellenico si cimentano con l’intera riedizione di ‘A Broken Frame’, tributo al secondo album dei Depeche Mode, band inconsapevole ispiratrice anche della loro formazione come duo artistico. L'incontro decisivo con i boss della neonata Undo Records, infatti, avvenne una dozzina di anni fa proprio in occasione di un DM fan party ad Atene. Quella serata fu all'origine della cover di ‘New Life’ - inclusa nella compilation ‘Around the World and Back: A Greek Tribute To Depeche Mode’ del 2005 - e rappresentò il punto di partenza di un percorso che finora vanta 4 album, svariati singoli, 2 raccolte e alcuni remix ufficiali fra cui ‘A Pain That I’m Used To’.

Per ‘A Broken Frame’, opera prima di Martin Gore in veste di autore dopo la fuga del leader assoluto Vince Clarke, Marianthi Melitsi and Sophie Sarigiannidou si mantengono fedelissime alle loro sonorità. Giocano a tutto campo soprattutto con quei brani acerbi che rappresentano il limite di un disco vestito dalla memorabile copertina di Brian Griffin. Ci riescono infondendovi personalità e sfumature che - anche per la pionieristica tecnologia del 1982 - sfuggirono al produttore Daniel Miller. Tipico esempio sono ‘See You’, ‘The Meaning of Love' ed 'A Photograph of You'. Notevoli sono anche i rifacimenti di ‘Monument’, ‘Satellite’ e ‘Shouldn’t Have Done That’ (nella versione originale unico brano dell’album con Gore a sostegno vocale di Dave Gahan). Questo omaggio, ricamato nel più tipico Marsheaux-style, brilla per buon mestiere, ammiccamenti e mancanza di superbia. Unica pecca l'eccesso di reverenza per ‘Leave in Silence’ e ‘My Secret Garden’ con cui avrebbero potuto senz'altro osare di più. Nel complesso è comunque un lavoro delizioso, a tratti persino sorprendente. L’album è ascoltabile su Spotify, acquistabile anche online sul sito dell’Undo Records e su iTunes. 

Marsheaux Facebook: https://www.facebook.com/marsheaux?fref=ts Marsheaux Twitter: https://twitter.com/marsheaux 
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lunedì 20 dicembre 2010

The Cure ‘4:13 Dream Première Live in Rome 2008’, in HD con audio remixato da Robert Smith e Keith Uddin!

Il regalo di Natale dei Cure? Da qualche giorno è reperibile in rete anche se in maniera non ufficiale. Si tratta di una nuova versione della première di ‘4:13 Dream’ che i Cure eseguirono in piazza San Giovanni a Roma l’11 ottobre 2008, dodici giorni prima della sua pubblicazione. La performance, inserita all’interno di un festival sponsorizzato dalla Coca Cola, venne trasmessa in diretta mondiale da MTV. Il video, in alta definizione 720p, offre riprese inedite e una traccia audio assolutamente perfetta remixata interamente da Robert Smith e Keith Uddin. Rispetto alla versione originale il filmato dura circa 42 minuti e contiene tutte le canzoni dell’ultimo album in studio dei Cure ad eccezione di ‘Sirensong’, ‘The Real Snow White’ e ‘ This. Here and Now. With You’. La tracklist comprende quindi: ‘Underneath the Stars’, ‘The Only One’, ‘The Reasons Why’, ‘Freakshow’, ‘The Hungry Ghost’, ‘Switch’, ‘The Perfect Boy’, ‘Sleep When I'm Dead’, ‘The Scream’, ‘It's Over’.

Il file, un “mkv” di 4.3 GB leggibile su tutti i pc/mac e buona parte dei lettori da tavolo, è scaricabile via-torrent QUI.

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domenica 12 dicembre 2010

The Cure 'Best Of', la compilation più bella (e con una rarità) è edita solo in Ucraina

In attesa di poter finalmente ascoltare materiale inedito (il dark album, seconda parte di '4:13 Dream', è in naftalina dalla fine del 2006!), di assoluto interesse è una raccolta ufficiale che la Universal ha pubblicato esclusivamente sul mercato ucraino. 'Best Of The Cure', è questo il titolo del CD edito nel febbraio 2009 dalla Moon Records. Merito della scoperta va all'eccellente sito TheCureRecords.com. Con le sue 22 tracce rimasterizzate il disco è la migliore raccolta della band inglese dai tempi di 'Staring at the Sea-The Singles' del lontano 1986. Superiore a 'Galore-The Singles 1987-1997' e al più recente 'Greatest Hits' del 2001 fatto uscire in versioni differenti, una per il Regno Unito e un'altra per il resto del mondo. Oltre a riproporre brani come 'The Blood' (uscito come singolo in Spagna) e 'Jumping Someone Else's Train', la caratteristica principale di 'Best Of' è l'inclusione della versione rimasterizzata di 'Killing an Arab', assente in ogni altra riedizione del catalogo della band inglese perchè ritenuta poco politically correct, motivazione mai ufficialmente ammessa ma assai spesso sussurata. In passato, per aggirare l'ostracismo degli Usa verso questo brano, Robert Smith arrivò persino a modificarne il testo durante i concerti trasformando la frase del titolo in 'killing... someone else in the world' (!). Il singolo d'esordio, datato 1978 e ispirato dal romanzo 'Lo Straniero' di Albert Camus, non è stato neppure inserito nella ripubblicazione in doppio CD di 'Three Imaginary Boys' del 2004 o in quella, imperdibile, che l'etichetta russa Lilith Records ha realizzato nel 2007. L'artwork e la scelta dei brani di 'Best Of' sono accreditati alla Universal Music Lebanon.

Questa è la tracklist dell'album:
01. Boys Don't Cry (2:42)
02. Close to Me (3:41)
03. Just Like Heaven (3:32)
04. A Forest (4:44)
05. Freakshow (2:30)
06. The Walk (3:31)
07. Lullaby (4:10)
08. Killing An Arab (2:22)
09. The End of the World (3:43)
10. Friday I'm in Love (3:35)
11. Let's Go to Bed (3:34)
12. Alt. End (4:30)
13. The Lovecats (3:40)
14. The Blood (3:43)
15. Jumping Someone Else's Train (2:56)
16. Sleep When I'm Dead (3:51)
17. Inbetween Days (2:58)
18. Mint Car (3:29)
19. High (3:35)
20. Lovesong (3:28)
21. Cut Here (4:10)
22. Pictures of You (4:47)

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sabato 3 luglio 2010

Recoil ‘Selected’, tutti i segreti del limited deluxe box set: tracklists, video etc.

Ieri ho (finalmente) ricevuto la mia copia #247 (!) delle 1000 previste e autografate dallo stesso Alan Wilder del deluxe boxset 3cd+dvd di ‘Selected', nuova produzione griffata Recoil. Si tratta di un articolo davvero molto ben fatto, ideale per far impazzire i collezionisti del genere. Considerato che il contenuto della versione singola e quella a tiratura limitata in 2 cd era già noto, particolare curiosità destava il materiale che sarebbe stato incluso nel terzo cd e nel dvd. Ebbene, questo cd contiene il mix di base della scaletta utilizzata da Wilder e Kendall durante il tour ‘Selected Events 2010’ mentre il dvd raccoglie i video realizzati per le proiezioni mostrate durante i concerti. Nel complesso la qualità audio e video dei dischi è eccellente. Grande cura è stata messa nellìedizione dei 3 libretti fotografici a 12" e, in generale, nella struttura del box. Questi i dettagli del cofanetto:

Disc 1: ‘Selected’
01. Strange Hours
02. Faith Healer
03. Jezebel
04. Allelujah
05. Want
06. Red River Cargo
07. Supreme
08. Prey
09. Drifting
10. Luscious Apparatus
11. The Killing Ground (excerpt)
12. Shunt
13. Edge To Life
14. Last Breath

Disc 2: 'Selected - Remixed'
01. Supreme (True Romance)
02. Prey (Shotgun mix)
03. Drifting (Poison Dub)
04. Jezebel (Filthy Dog mix)
05. Allelujah (Noisy Church mix)
06. Stalker (Punished mix)
07. The Killing Ground (Solid State mix)
08. Black Box (excerpt)
09. 5000 Years (A Romanian Elegy for Strings)
10. Strange Hours ’10 - featuring The Black Ships
11. Missing Piece (Night Dissolves)
12. Shunt (Pan Sonic mix)

Disc 3: ‘Additional Music’
01. Intro
02. Prey (Shotgun Mix)
03. Want
04. To Shape The Future (Optical)
05. Drifting (Poison Dub)
06. Strange Hours '10
07. Allelujah (Noisy Church Mix)
08. The Killing Ground (Solid State Mix)
09. Never Let Me Down Again (Aggro Mix)
10. Uranokemia (Pan Sonic) / Hayfever (Speedy J)
11. Black Box (Complete)... a little excerpt!
12. Stalker (Punished Mix)
13. Faith Healer (Disbeliever Mix) / Fundamental - excerpt! (Sasha)
14. Shunt
15. Black Box (Part 2)

DVD:
On-screens projections of ‘A Strange Hour with Alan Wilder & Paul Kendall’, ‘Selected Tour 2010’.

Deluxe limited edition 4 disc box set (Mute bank exclusive)
• 2 x CD 'Selected'
• 1 x CD additional music (exclusive)
• DVD films (exclusive)
• 3 x large scale booklets
• 12"x12" box with lift off lid
• 1000 individually numbered editions worldwide signed by Alan Wilder

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mercoledì 30 giugno 2010

The Smiths Project, l'idea geniale di Janice Whaley!

Fans degli Smiths, adoratori della premiata ditta Morrissey & Marr (con Andy Rourke e Mike Joyce a dare il loro prezioso contributo), prendete nota di questo blog: The Smiths Project. L’indirizzo esatto è thesmithsproject.blogspot.com. I più pigri lettori di questo post potranno raggiungerlo semplicemente cliccando QUI. E’ lo spazio nel quale Janice Whaley ha deciso di pubblicare durante il 2010 covers vocali dell’intero repertorio della band di Manchester. Si tratta di un progetto ambizioso reso affascinante dalle capacità mostrate da questa bravissima 34enne cantante e polistrumentista di San Francisco. Ogni canzone degli Smiths viene proposta con un arrangiamento completamente nuovo. E, come le cose più belle, anche con questi nuovi abiti le composizioni non perdono lucentezza rivelando, anzi, sfaccettature sorprendenti. Dall’inizio dell’anno Janice ha registrato circa metà dei 74 brani che hanno cambiato la vita di molti. La mia compresa. Andando su The Smiths Project potrete ascoltarli, scaricarli e, soprattutto, stupirvi. The Smiths Project è anche su Facebook.

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sabato 12 giugno 2010

Baustelle a Villa Serra, l’antidoto alla banalità. Recensione del concerto dell’11 giugno 2010

Scivolano in fretta le due ore che i Baustelle riempiono di musica, canti e messaggi nel suggestivo parco di Villa Serra a Sant’Olcese, confine di Genova. Occasione il Breakout Festival. Palco affollatissimo di strumenti con i tre storici esponenti della band toscana Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini accompagnati da Diego Palazzo, Alessandro Maiorino, Ettore Bianconi, Paolo Inserra e Roberto Romano. Meno stipato, in proporzione, è il parterre di fans accorsi ad ascoltarli. Peggio per gli assenti che, come spesso accade, sono gli unici ad avere torto. ‘I provinciali’, ‘Le rane’ e ‘Gli spietati’ aprono uno spettacolo che raccoglie buona parte del loro ultimo album ‘I mistici dell’Occidente’ senza dimenticare le origini, quelle che i baustellers puristi preferiscono per le sonorità e lo stesso Bianconi “perché si era più giovani”. Dall’esordiente ‘Sussidiario illustrato della giovinezza’ viene quindi rispolverata “La canzone del parco” mentre da ‘La moda del lento’ spicca il brano che dà il titolo all’album. Francesco presenta ‘La canzone della rivoluzione’ con un preambolo dedicato “a quei venti stronzi che stanno imponendo la legge-bavaglio”. E via con le prime note mentre Rachele si copre la bocca avvolgendola in un lungo foulard color panna. Il finale della prima parte è affidato all’acclamato ‘Il corvo Joe’, preludio a un tiratissimo medley di ‘Noi bambine non abbiamo scelta/Cinecittà/Beethoven e Chopin’ a lasciar tutti completamente senza fiato.

La performance riprende con ‘La guerra è finita’, proseguendo con una rivisitazione di ‘En’ per poi passare alle perfette esecuzioni de ‘Il sottoscritto’ e di un ‘A vita bassa’ che sottolinea (semmai ce ne fosse stato bisogno) la costante crescita di Rachele, sempre più brava anche nel ruolo di frontgirl. Il fuoco continua a bruciare in un crescendo di immagini sonore che compone un patchwork sempre più ricco e senza cali di tensione. Prima del commiato c’è tempo per ricordare Fabrizio De Andrè: ‘Amore che vieni, amore che vai’ è un cammeo che le due voci dei Baustelle cantano insieme a Tommaso Cerasuolo, leader dei Perturbazione, band apripista della serata insieme agli Io?Drama. I titoli di cosa sono affidati a ‘Gomma’, un altro salto indietro per guardare con maggior nitidezza al presente e, soprattutto, al futuro.
Resta solo il rammarico per i brani estromessi da una scaletta interessante ma forse un po’ avara. Se la giustificazione dell’assenza de ‘L’estate enigmistica’ la fornisce Claudio Brasini (“La verità è che non ci viene bene”), canzoni come ‘L’indaco’, ‘L’aeroplano’, ‘Follonica’, ‘Colombo’, 'Charlie fa surf' e ‘Un romantico a Milano’ non sarebbero state certamente di troppo.

Robitex69 ha pubblicato su Youtube il video de ‘Il corvo Joe’. Per vederlo cliccare QUI. Ottima anche la slideshow del concerto pubblicata da Nadfly01 che potete gustarvi QUI.

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mercoledì 16 dicembre 2009

Silence Is Sexy, quando anche i tulipani iniziano a pogare!

Si chiamano Silence Is Sexy, sono in cinque e di passaporto olandese. Il nome è preso in maniera letterale da uno dei migliori lavori degli Einstürzende Neubaten. Nel caso in cui vi piaccia il sound di Editors, Interpol, Sonic Youth, Coldplay o Radiohead DOVETE ASSOLUTAMENTE prenderli in considerazione. Hendrik-Jan de Wolff (voce & chitarra), Pim van de Werken (chitarra), Barry Spooren (basso), Bart Reinders (batteria) e Frank Boeijen (tastiere) detengono già un record: sono la prima rock band della terra dei tulipani (e di tante altre cose meravigliose…) ad offrire gratuitamente il loro materiale. All’interno del loro repertorio potete trovare anche il bellissimo ‘This Ain’t Hollywood’ e l’EP ‘This Is Hollywood’ contenente il riarrangiamento di un poker di brani estratti dall’album precedente e rivestiti con l’ausilio della Royal Republican Orchestra di Cuba. Un modo originale e creativo per festeggiarne il primo compleanno.

I Silence Is Sexy, oltre ad utilizzare il loro sito ufficiale visitabile cliccando QUI, distribuiscono la loro musica avvalendosi della Content Distribution di Mininova. Se pigiate il tasto sinistro del vostro mouse proprio QUI potrete avere a vostra disposizione quasi tutta la loro discografia. Non ve ne pentirete.

Per le feste natalizie fanno anche dono di una loro cover, registrata nel 2006, di ‘Jesus Blood Never Failed Me Yet’ scritta da Gavin Bryars e Tom Waits.

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venerdì 27 novembre 2009

Strepitosi Depeche Mode! La recensione di Torino 2009

E bravi Depeche Mode! Davvero piacevole la data torinese del 'Tour of the Universe'. Un repertorio di 20 brani dei quali solamente 4 pescati dall’ultimo album (‘In Chains', ‘Wrong’, ‘Hole To Feed’ e ‘Miles Away/The Truth Is’ vestita di sonorità più dure rispetto alla versione in studio). Il resto è un susseguirsi di hits per fans di più recente avvicinamento e gioiellini dedicati a chi da tempo è perdutamente innamorato di questa band. Tra questi le performances canore di Martin Gore, una straripante versione di 'I Feel You' e ‘Stripped’ offerta con atmosfere leggermente più soft. Scaletta praticamente identica al concerto tenuto al Palamalaguti di Bologna la sera precedente. Uniche eccezioni l’inserimento di ‘Insight’ e 'Dressed in Black' al posto di ‘Sister of Night’ e 'One Caress'. Inspiegabile invece la cancellazione di 'Fly on the Windscreen', inizialmente inserita nella set list. Mentre Andy Fletcher ha confermato la sua abilità nel battere le mani ed ammiccare al pubblico da dietro una tastiera poco utilizzata, Dave Gahan è tornato ad essere il tipo scatenato che tutti conosciamo. Per lui un calo vocale solo in occasione delle ultime due perle: ‘Behind the Wheel’ e ‘ Personal Jesus’. Ma a quel punto l’atmosfera è talmente surriscaldata che poco importa. Il rito si conclude con i 12000 in estasi per una performance trascinante e senza pause. Pochi passaggi da mestieranti di lungo corso e tanta voglia di divertirsi. I Depeche Mode sono tornati, più vegeti che mai. Lunga vita ai re del techno pop.

Questa è la set list del concerto di Torino, Palaolimpico 26 novembre 2009:

In Chains
Wrong
Hole To Feed
Walking In My Shoes
It's No Good
A Question Of Time
Precious
World In My Eyes
Insight (cantata da Martin)
Home (cantata da Martin)
Miles Away / The Truth Is
Policy Of Truth
In Your Room
I Feel You
Enjoy The Silence
Never Let Me Down Again

Encore #1
Dressed In Black (cantata da Martin)
Stripped
Behind The Wheel
Personal Jesus

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mercoledì 29 luglio 2009

‘A Question of Lust’, l'omaggio degli A-Ha ai Depeche Mode

Tempo di tributi eccellenti per i Depeche Mode. L’ultimo in ordine di tempo è quello degli A-Ha. Durante un concerto a BBC2 Radio il gruppo di Morten Harket ha proposto una cover di ‘A Question of Lust’, brano del 1986 composto e cantato da Martin Gore. La performance live, registrata lo scorso 25 giugno nei londinesi Maida Vale studios per lo show di Dermot O’Leary, include anche ‘The Sun Always Shines on TV’, 'Riding the Crest', 'Foot of Mountain', 'Take on Me', 'Analogue' e 'Hunting High and Low'. Per ascoltare ‘A Question of Lust’ nella versione del trio norvegese è sufficiente cliccare QUI. Solo per pochi giorni l'intero concerto è reperibile in streaming cliccando QUI. L’ultimo album degli A-Ha è uscito il 17 luglio e si intitola ‘Foot of the Mountain’.

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sabato 27 giugno 2009

Nouvelle Vague & Martin Gore, la nuova versione acustica di 'Master and Servant'

C'è anche Martin Gore, ospite d'eccezione, a duettare con Melanie Pain nella cover di 'Master and Servant' realizzata dai francesi Nouvelle Vague ed ascoltabile cliccando QUI. Dopo l'anticipazione del loro produttore, Marc Collin, il risultato è ora a disposizione di tutti nell'album 'Nouvelle Vague 3'. Una versione acustica di questo un hit nato con connotazioni fortemente elettroniche, era già stata proposta nel 1998 dai Locust, nell'album-tributo 'For the Masses' nel quale 16 artisti/bands (fra cui Smashing Pumpkins e Rammstein) rileggevano altrettanti brani dei Depeche Mode. Per riascoltarla cliccare QUI. Per maggiori informazioni sui Nouvelle Vague, band famosa per i remake di brani new wave e punk, potete visitare il loro sito ufficiale. Già nel 2004, con il loro omonimo album d'esordio, il progetto musicale capitanato da Marc Collin e Olivier Libaux avevano realizzato una cover dei Depeche Mode, in quel caso si trattava di 'Just Can't Get Enough' cantata da Eloisia.

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venerdì 8 maggio 2009

Un'altra perla dei Baustelle: la colonna sonora di 'Giulia non esce la sera'

Sorprendenti, questi Baustelle. Anche quando escono fuori dai soliti canoni e realizzano una colonna sonora per un film non certo semplice come ‘Giulia non esce la sera’ di Giuseppe Piccioni, uscito nelle sale lo scorso 27 febbraio. Protagonisti della pellicola sono Valerio Mastrandrea e Valeria Golino. Con l’attrice napoletana che questa volta si cimenta splendidamente anche in un duetto à la Gainsburg insieme a Francesco Bianconi, geniale autore e leader della band toscana. L’occasione è ‘Piangi Roma’, brano uscito anche come singolo e nel quale spiccano i cori di Rachele Bastrenghi oltre alle inconfondibili chitarre di Claudio Brasini. Il tutto accompagnato da un’orchestra di archi e fiati. Se volete farvene un’idea potete vedere il video cliccando QUI. Fra le 23 tracce del disco si possono trovare anche due canzoni già presenti in ‘Amen’, precedente album della band di Montepulciano premiato con il disco d’oro: la versione strumentale de ‘La vita va’ e ‘L’aeroplano’. L’intera opera di ‘Giulia non esce la sera’, di cui i ragazzi di Montepulciano hanno composto tutte le musiche curandone arrangiamenti e produzione, è candidata ai David di Donatello 2009 nella categoria ‘Miglior colonna sonora’, mentre ‘Piangi Roma’ è in lizza quale ‘Miglior canzone originale’.

Questa è la tracklist del disco:

01. Piangi Roma
02. La vita va
03. Vita, dolcezza, speranza nostra
04. Aria, bolle, aria
05. Guido e il vecchio
06. In macchina
07. Rientro in carcere
08. Un uomo, una donna, un prete
09. Conferenza stampa
10. Ho ucciso un uomo
11. Apparizioni subacquee
12. Il premio
13. Bignè
14. L'aeroplano
15. La piscina
16. Via dalla festa I
17. Via dalla festa II
18. Nuotare
19. Conferenza stampa II
20. Un giocattolo da riparare
21. Come Bach
22. Un giocattolo da riparare II
23. Il premio II

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venerdì 27 marzo 2009

Depeche Mode ‘Sounds of the Universe’, la recensione in anteprima

Riparte dalle origini il viaggio dei Depeche Mode. ‘Sounds of the Universe’, in uscita il prossimo 20 aprile, si aggrappa alle radici blues di Bukka White e al primo amore: la musica elettronica di sintetizzatori analogici e drum machines. Non manca l’occhiolino all’anima pop. Ma nel complesso stavolta è marginale. Chi si aspetta un album orecchiabile sarà deluso. Non così chi preferisce ascoltare in profondità. Per chi ama scrutare le pieghe creative che stanno dentro un disco di lavoro qui ce n’è parecchio. In questo senso non siamo certo ai livelli di ‘Songs of faith and devotion’, ma rispetto ai cd precedenti si capisce che il progetto ha seguito un binario preciso. I testi sono notevoli. Le sonorità assolutamente vintage, ma quasi sempre arrangiate in maniera contemporanea da Ben Hillier e il suo staff. Nel complesso mi sarei aspettato di più. Ma io ho la fama di essere incontentabile. Questa, nel dettaglio, la mia personale recensione traccia dopo traccia.

01. In Chains (6.46): Ottanta secondi di suoni analogici anni 70-80, sintetizzatori, sequencers. Se il supporto fosse anonimo si potrebbe pensare di essere al cospetto di un lavoro di Kraftwerk o DAF. La certezza che si tratti dei DM la si ottiene con l’ingresso dell’inconfondibile voce di Dave Gahan vestito da bluesman. L’esordio spiega già quasi tutto. ‘Sounds of the Universe’ non è cibo facilmente masticabile per chi ama il lato pop dei Depeche. A tratti è persino esercizio sperimentale. Come quelli tanto cari all’insostituibile Alan Wilder, il cui valore aggiunto manca dal ‘95.

02. Hole to Feed (3.56): E’ il primo dei tre brani firmati da Gahan in collaborazione Christian Eigner (batterista ‘roadie’ della band) e Andrew Phillpott. L’impronta è minimalista e se fosse stato incluso in ‘Hourglass’, disco solista del frontman pubblicato due anni fa, sarebbe passato nel dimenticatoio. Qui probabilmente sopravviverà più a lungo. Più per l’etichetta che per la sostanza.

03. Wrong (3.12): Primo singolo che merita giudizi assai lusinghieri. Dave insieme al controcanto di Martin rappresenta un binomio quasi sempre vincente nel repertorio della band. ‘Wrong’ non fa eccezione. Merito anche del lavoro di Ben Hillier che da dietro la sound desk qui è pressochè impeccabile.

04. Fragile Tension (4.08): La costruzione sonora somiglia parzialmente a quella di ‘Lilian’, brano incluso in ‘Playing the Angel’. Ma d’altronde il team che ha prodotto i due lavori è identico e qualche ripetizione era prevedibile. Chitarra di Gore in primo piano.

05. Little Soul (3.32): Classica ballata alla Depeche avvolta da un tessuto sonoro morbido e da un sottile accompagnamento di chitarra.

06. In Sympathy (4.54): Della serie “si può fare di più”. Difficile immaginare che dietro questa canzone vi siano state insonni notti meditative e litri di sudore versati. Nulla di memorabile. Proprio per questo non è da escludere che venga scelta come futuro singolo.

07. Peace (4.28): Il duetto fra Dave e Martin produce uno splendido inno new wave con citazioni Beatlesiane (accenno della melodia di ‘Across the Universe’). ‘Peace’ è uno dei capitoli più riusciti dell’album. Senza dubbio di grande impatto anche quando verrà proposta dal vivo. Bellissima.

08. Come Back (4.03): Il più riuscito ed ipnotico dei contributi di Gahan a quest’opera.

09. Spacewalker (1.52): Consueto intermezzo strumentale. Questa volta dall’aria retrò.

10. Perfect (4.35): Meglio il testo che l’arrangiamento. Cresce con il passare dei secondi anche se in fondo lascia un senso di incompiutezza.

11. Miles Away/The Truth Is (4.13): Terza e ultima canzone scritta da Dave Gahan. Dà la sensazione di voler catturare l'ascoltatore con un’anima blues che ripete all’infinito se stessa. Il difetto è che non sempre i propositi vengono seguiti dai fatti e il risultato resta parzialmente incompiuto.

12. Jezebel (4.43): Composta e cantata da un Martin Gore in gran spolvero. Melodica e lenta quanto basta.

13. Corrupt (5.03): "I could corrupt you / it would be easy / Watching you suffer / girl, it would be easy", inizia così il capitolo finale dell’album. Un Gahan in versione crooner è anche un buon modo per accomiatarsi. Spunto ideale per riflettere sulle cose perse lungo il cammino di un lavoro atteso per quattro lunghi anni.

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venerdì 20 marzo 2009

‘Battle for the Sun’, l'atteso ritorno dei Placebo!

Si intitola ‘Battle for the Sun’ il nuovo album dei Placebo in uscita l’8 giugno. In questi giorni chi vuole “assaggiarne” una fetta può farlo collegandosi a QUESTO LINK del sito ufficiale, registrarsi e scaricarsi gratuitamente l’omonimo brano, mentre il primo singolo sarà 'For What It's Worth'. E’ un regalo che Brian Molko e i suoi compagni di ventura fanno ai propri fans.

Il sesto lavoro della band è stato registrato in tre mesi a Toronto, nello studio del produttore Dave Bottrill (scelto soprattutto per quanto realizzato con i Tool), dove i Placebo hanno operato per tre mesi insieme a James Brown, già ingegnere del suono per ‘Meds’. Il disco è stato poi mixato a Londra dall’esperto Alan Moulder, noto per aver lavorato con Depeche Mode, Smashing Pumpkins, Nine Inch Nails e My Bloody Valentine.


In ‘Battle for the Sun’ le percussioni sono affidate al californiano Steve Forrest (ex-membro degli Evaline), sostituto di Steve Hewitt batterista dei Placebo dai 1996 al 1 ottobre 2007 ed estromesso dopo pesanti contrasti sorti nel corso del massacrante tour promozionale di ‘Meds’, pubblicato nel 2006. Inamovibile è invece il bassista e tastierista svedese Stefan Olsdal. Questo avvicendamento non è l’unica novità. Dopo la conclusione del rapporto con la Virgin, i Placebo hanno deciso di autofinanziarsi affidando a diverse etichette indipendenti - in Europa sarà la PIAS - la distribuzione di ‘Battle for the Sun’. Questo nuovo lavoro verrà realizzato in diversi formati: CD, edizione limitata CD+DVD, download, vinile e Deluxe Box Set a tiratura limitatissima le cui prime 500 copie ordinate attraverso il sito ufficiale saranno autografate dai membri del gruppo. Inoltre, un cofanetto per ogni continente avrà incluso un pass d’oro che permetterà al fortunatissimo di godere di privilegi assolutamente unici.

Il carismatico Brian Molko ha così definito ‘Battle for the Sun’: "Abbiamo fatto un disco che parla di scelte di vita, di scegliere di vivere, di uscire dall'oscurità e andare verso la luce. Questo non vuol dire necessariamente dimenticarsi del buio - anche perchè il buio esiste, c'è, è essenziale, è parte di quello che siamo - ma di scegliere di stare comunque dal lato della luce del sole". "Sono molto ottimista riguardo al futuro", conclude Brian. "Sono in un momento positivo per la mia mente, quello che vedo è eccitante."

Questa è la tracklist di 'Battle for the Sun":

01. Kitty Litter
02. Ashtray Heart
03. Battle For The Sun
04. For What It's Worth
05. Devil In The Details
06. Bright Lights
07. Speak In Tongues
08. The Never-Ending Why
09. Julien
10. Happy You're Gone
11. Breathe Underwater
12. Come Undone
13. Kings Of Medicine


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sabato 10 gennaio 2009

Recensione in anteprima: 'Years of refusal', Morrissey tra ispirazioni e autocitazioni

Strongest. Questo è l’aggettivo più utilizzato da Morrissey per battezzare ‘Years of refusal’, in vendita dal prossimo mese. Tradotto significa che secondo lui questo album è il più potente, intenso e libero da compromessi che abbia mai inciso. Se si riferisce al muro sonoro che lo sostiene (escludendo 'Southpaw Grammar' del '95) forse ha ragione, se sottilmente vuole significare che è il più originale probabilmente sta bluffando. D’accordo che la sincerità non deve essere elemento fondamentale per l’arte, tuttavia la coerenza non guasterebbe. Per carità, non che sia un lavoro da buttare. Dal punto di vista vocale Moz non tradisce (quasi) mai e se dicessi che non mi piace sarei bugiardo. Ma lo sarei altrettanto se non ammettessi che da lui mi sarei aspettato meno autocitazioni e più istinto. Meno clichè e più colpi a sorpresa. Di quelli che ti costringono a far ripartire la traccia senza dar tempo a quella successiva di prendere il sopravvento.

Per i colpi di fulmine ci vuole predisposizione. Non lo nego.
Ma quando dopo sette anni di silenzio ‘You are the quarry’ schizzò nell’immobile stagno musicale del 2004 - e ventitré mesi dopo ‘Ringleader of the tormentors’ si presentò quasi altrettanto ispirato -, la mia espressione era diversa da quella di questo momento. D’accordo che il fanciullesco strabuzzamento degli occhi di fronte ad un disco non deve considerarsi prassi, ma il primo ascolto di ‘Years of refusal’ mi lascia poco convinto. Forse per il senso di disomogeneità che lo permea: più raccolta di brani distinti che opera vera e propria. Lavoro i cui calcoli a tavolino emergono oltre i limiti di un logico sottofondo. Registrato quasi completamente sul finire del 2007 (!), ‘Years of refusal’ ha avuto i primi missaggi nel febbraio 2008. Dopo averne annunciato la pubblicazione nel settembre successivo, rimarrà ancora incatenato dalle regole del marketing sino al prossimo 16 febbraio. Una gestazione quantomeno complicata il cui risultato finale ne risente. Questo attesissimo album contiene 12 tracce fra cui ‘That’s how people grow up’ e ‘All you need is me’ - già presenti nell’ultimo ‘Greatest hits’ – e vari pezzi già rodati da esibizioni live. Fra questi ‘Mama, lay softly on the riverbed’, ‘One day goodbye will be farewell’ e la sfrenata ‘Something is squeezing my skull’, a cui viene saggiamente conferito il ruolo di apripista. Insieme a questa, le mie preferite sono ‘It’s not your birthday anymore’, ‘You were good in your time’ e ‘I’m throwing my arms around Paris’, prescelta come primo singolo e rivestita di una produzione pop che potrebbe renderla ottima b-side per qualsiasi singolo degli Smiths di metà anni Ottanta. Il desiderio di riesumare quell’epoca emerge prepotentemente nel brano di chiusura: ‘I’m ok by myself’ la cui consistenza cita senza alcun pudore le memorabili ‘What she said’, ‘London’ o altre creazioni simili. Tributo o carenza di idee?

Tracklist di ‘Years of refusal’:

01. Something is squeezing my skull

02. Mama, lay softly on the riverbed

03. Black cloud

04. I’m throwing my arms around Paris

05. All you need is me

06. When I last spoke to Carol

07. That’s how people grow up
08. One day goodbye will be farewell

09. It’s not your birthday anymore

10. You were good in your time

11. Sorry doesn’t help

12. I’m ok by myself

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giovedì 13 novembre 2008

'The Sound of The Smiths', quando persino le raccolte riescono ad avere un senso

Come Liverpool ha i Beatles, Manchester ha gli Smiths. Lo so, il paragone è irriverente. Ma, seppur con proporzioni ben diverse, la band di Morrissey & Marr ha segnato un’epoca e messo il germe per la nascita di nuove generazioni musicali. E’ per questo che, benché io sia ferocemente contrario alle compilation, considero di buon occhio ‘The Sound of The Smiths’, occasione per riunire momentaneamente sotto lo stesso progetto le due anime più forti del gruppo. In realtà il lavoro principale è stato svolto dal chitarrista. Johnny Marr ha infatti supervisionato la rimasterizzazione delle canzoni prescelte mentre Moz si è occupato della scelta definitiva del titolo, in un primo momento indicato come 'Hang the DJ: The Very Best of The Smiths’. La raccolta, edita dall’ottima Rhino Records, è disponibile nella versione normale (con 23 singoli o brani inizialmente prescelti per esserlo) e in quella deluxe contenente un secondo disco con 22 tracce fra cui alcune rarità interessanti soprattutto per i neofiti, visto che i collezionisti le hanno già avute a disposizione attraverso produzioni non ufficiali. In attesa che l'8 dicembre esca 'Singles Box' - cofanetto in edizione limitata contenente le riproduzioni in vinile dei primi 10 singoli britannici - Irving Azoff, attuale manager del gruppo, annuncia ciclicamente possibili reunion della band sollecitate da sponsor disposti a offrire cifre da capogiro. Il mio auspicio, per l’assoluto nulla che può valere, è che ciò non avvenga mai e poi mai, perché le magie vere non possono ripetersi. E gli Smiths strepitosamente magici lo sono stati per davvero.

Ecco la tracklist di ‘The Sound of The Smiths’:

Disco 1:
01. Hand In Glove

02. This Charming Man

03. What Difference Does It Make? (John Peel Session)

04. Still Ill

05. Heaven Knows I'm Miserable Now

06. William, It Was Really Nothing

07. How Soon Is Now? (12-inch vinyl version)

08. Nowhere Fast

09. Shakespeare's Sister

10. Barbarism Begins At Home (seven-inch vinyl version)

11. That Joke Isn't Funny Anymore

12. The Headmaster Ritual

13. The Boy With The Thorn In His Side

14. Bigmouth Strikes Again

15. There Is A Light That Never Goes Out

16. Panic

17. Ask

18. You Just Haven't Earned It Yet, Baby

19. Shoplifters of the World Unite

20. Sheila Take a Bow

21. Girlfriend in a Coma

22. I Started Something I Couldn't Finish

23. Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me


Disco 2:

01. Jeane

02. Handsome Devil (Live)

03. This Charming Man (New York Vocal)
04. Wonderful Woman

05. Back To The Old House

06. These Things Take Time

07. Girl Afraid

08. Please, Please, Please Let Me Get What I Want

09. Stretch Out And Wait

10. Oscillate Wildly

11. Meat Is Murder (Live)

12. Asleep

13. Money Changes Everything

14. The Queen Is Dead

15. Vicar In A Tutu

16. Cemetry Gates

17. Half A Person

18. Sweet And Tender Hooligan

19. Pretty Girls Make Graves (Troy Tate Demo)

20. Stop me If You Think You've Heard This One Before
21. What's The World? (Live)

22. London (Live)

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domenica 6 luglio 2008

‘Gone to the Moon’, il ritorno dei Kajagoogoo! Nei negozi a febbraio 2009, nei pc già adesso

Sorprendente e piacevole, tanto quanto può esserlo un inaspettato incontro. Se poi è legato a sensazioni adolescenziali beh… volete mettere?!? Si tratta dell’anteprima del nuovissimo lavoro dei Kajagoogoo: ‘Gone to the Moon’, arrivato da chissà quale combinazione internettiana sul mio hard disk. Un piacevole sussulto, questo della band che nel 1982 si presentava come figlioccia di Nick Rhodes dei Duran Duran e nei decenni si è tramandata soprattutto (e purtroppo) per aver lanciato Limahal nell’olimpo del pop più effimero. Così, a 23 anni di distanza da ‘Crazy People's Right to Speak’ e dopo alcune sparute apparizioni a soggetto (Limahal nella sua carriera solista e Nick Beggs insieme ad Austin Howard e Simon Ellis per ‘Homelands’ dell'88), questo album raccoglie il singolo ‘Rocket Boy’ (realizzato e distribuito semi-clandestinamente via internet nel 2007) e altre 11 tracce a cui hanno via via partecipato tutti i membri storici. Limahal compreso. Insomma, nulla a che vedere con le vicende dell’Alex Fletcher impersonato dal fascinoso Hugh Grant in “Scrivimi Una Canzone”, appiccicaticcio film dedicato alle meteore musicali anni Ottanta. Il risultato dell’impegno profuso dai Kajagoogoo è un disco che, seppur non all’altezza di un capolavoro come ‘Islands’, riesce comunque a non puzzare di stantìo. Pochissime autocitazioni e sano buon pop. ‘Gone to the Moon’ scivola via leggero leggero ed è comunque più fresco dei menù offerti dai troppi gruppi di plastica scorrazzanti nelle playlist dell’universo. Fra le curiosità incredibili c’è questa: il disco uscirà ufficialmente nel febbraio 2009 ma ai fans è concesso gratuitamente e con larghissimo anticipo! Basta fare un salto sul loro sito ufficiale cercare le news del 27 maggio scorso e cliccare sulla copertina del disco. Che cosa volere di più in un pigro pomeriggio d’estate?

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mercoledì 21 maggio 2008

A Vasco la cittadinanza onoraria di Genova

Da oggi pomeriggio Vasco Rossi è genovese ad honorem. La cittadinanza onoraria gli è stata conferita dal Sindaco Marta Vincenzi in occasione della conferenza stampa del concerto "numero zero" in programma domani sera alla Fiera del Mare e trasmesso su un maxi schermo nell'area Mandraccio del Porto Antico. Il rocker di Zocca sta trascorrendo questi giorni all'ombra della Lanterna per le prove del prossimo tour. Vasco viene insignito di questo riconoscimento perché, come recita la motivazione ufficiale “attraverso i suoi testi ha saputo dare espressione ai sentimenti, alle passioni e alle inquietudini di più generazioni di giovani, e per la sua particolare vicinanza a Genova, città di Fabrizio De Andrè e di una delle più importanti scuole cantautorali italiane”. "Sono molto onorato di ricevere un riconoscimento che per me vale più di una laurea", ha dichiarato Vasco che ridendo poi ha aggiunto: "Le chiavi della città però è meglio che non me le diate..." Non è la prima volta che il Blasco viene insignito di un simile riconoscimento. Nel dicembre '98 Serravalle Sesia, comune di 5000 abitanti in provincia di Vercelli, gli assegnò la stessa onorificenza dedicandogli anche una statua di legno ai cui piedi venne posto un calco delle sue mani.

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martedì 6 maggio 2008

Incredibili Nine Inch Nails: 'The Slip' un altro album nuovo, bellissimo e… gratis per tutti!

Quando lo scorso autunno Trent Reznor annunciò di non volersi più legare a nessuna etichetta discografica, promettendo di rafforzare i rapporti con i propri fans, neppure il più ottimista poteva immaginare fino a dove sarebbe arrivato. La ritrovata emancipazione è stata invece foriera di importanti novità. Al punto che, a distanza di un mese e mezzo dall’uscita di 'Ghosts I-IV' - doppio album contenente 36 tracce strumentali registrate in dieci settimane dall'ottobre 2007 -, i Nine Inch Nails producono e regalano 'The Slip', un cd con 10 brani nuovi di zecca. Da oggi è scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale theslip.nin.com. La sua pubblicazione su supporto fisico è prevista per luglio. Ulteriore particolarità è che il download offre files dall’altissimo livello sonoro quali flac e cd-quality 24/96 WAVE. E’ anche a disposizione il booklet dell’album in versione pdf.

Tracklist:
01. 999,999
02. 1,000,000
03. Letting you
04. Discipline
05. Echoplex
06. Head down
07. Lights in the sky
08. Corona radiata
09. The four of us are dying
10. Demon seed

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venerdì 18 aprile 2008

Steve Kilbey, dai Church alle gallerie d'arte

Per gli amanti della scena rock australiana il nome di Steve Kilbey suonerà familiare. Per gli altri scoprirlo potrà essere una piacevole scoperta. Il leader dei Church, band di culto fra gli anni Ottanta e Novanta, ha realizzato pietre miliari fra cui “Heyday”, “Starfish”, il più recente “Uninvited like the clouds”, produzioni soliste e svariate collaborazioni. La sua tecnica di bassista è inconfondibile, proprio come il timbro della sua voce. Ma se nell’emisfero australe mr. Kilbey è apprezzato anche come poeta e pittore così non è (ancora) dalle nostre parti. Quindi segnalare la sua galleria di opere mi sembra cosa buona e giusta. Andate a visitare il sito stevekilbeyart.com e ve ne renderete conto da soli.

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