Parole sante...

Vivere è la cosa più rara al mondo.
La maggior parte della gente esiste, e nulla più. (Oscar Wilde)
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Isabel Emrich ~ ‘Underwater Paintings’

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giovedì 24 marzo 2022

"Lady Constance Lloyd" di Laura Guglielmi, il romanzo biografico che riporta sotto i riflettori la moglie di Oscar Wilde

Constance Mary Lloyd torna in Italia. Lo fa riportando la sua storia e i suoi passi nelle pagine del primo romanzo biografico che l’abbia mai vista protagonista dopo fugaci apparizioni in analoghi lavori come “I Give You Oscar Wilde” di Desmond Hall del 1965 o nella fortunata serie degli “Oscar Wilde Murder Mysteries” di Gyles Brandreth. 

La scelta ed il merito sono di Laura Guglielmi che in "Lady Constance Lloyd - L'importanza di chiamarsi Wilde" - edito da Morellini nella collana “Femminile Singolare” diretta da Sara Rattaro - dosa sapientemente curiosità, ricerca giornalistica ed abilità narrativa evidenziando forte empatia con una delle figure femminili più sottovalutate di fine Ottocento ma non per questo, anche simbolicamente, meno importanti. 

"Constance: The Tragic and Scandalous Life of Mrs. Oscar Wilde” di Franny Moyle è stata la principale fonte da cui attingere per la stesura, tuttavia un apporto considerevole è stato fornito anche da lavori come "Mrs. Oscar Wilde: A Woman of Some Importance” di Anne Clark Amor, "Son of Oscar Wilde” di Vyvyan Holland, la monumentale biografia Wildiana che a Richard Ellmann valse il Premio Pulitzer 1989 e l’essenziale raccolta "The Complete Letters of Oscar Wilde” nell’edizione di Rupert Hart-Davis arricchita dalla più recente revisione di Merlin Holland. 

Nei tre atti che compongono il romanzo (“Memorie di una ragazza irlandese (1850-1880)”, “La forza delle cose (1881-1894)” e “Che cosa c’è dopo? (1894-1897)”) e nell’epilogo Laura Guglielmi presenta una Constance dalla forte personalità. Spiccano il suo temperamento irlandese ed il grande coraggio ma anche le umane debolezze e la fragilità. Ne scaturisce il ritratto di una ragazza colta e sognatrice che ha fortemente seguito le proprie ambizioni cercando di diventare la donna e la madre che avrebbe sempre voluto essere. Capace di lottare per ideali ed obiettivi apparentemente utopistici e di guardare oltre le contingenze e la propria epoca. Viene raccontata la sua abilità nel restare in equilibrio nonostante un’infanzia difficile e l’epocale scandalo che travolse il marito devastandole l’intero mondo. Visse nella consapevolezza che se la società - per convenienza o ignoranza - può essere avvezza ad assegnare alle persone ruoli secondari o di comparsa, la vita, ben più sfacciata, concede solo quello da protagonista. Che lo si accetti o meno. 

"Lady Constance Lloyd - L'importanza di chiamarsi Wilde" è un romanzo che scorre rapido e si legge piacevolmente. La trama si regge sulle principali vicende biografiche tramandate da cronache e studiosi ma, come è lecito attendersi, ci si imbatte in situazioni nelle quali i contributi fantasiosi dell’autrice emergono più marcatamente. È lei stessa, nelle note del libro, a sottolineare che gli episodi immaginari inseriti sono stati ispirati da fatti realmente accaduti. D’altronde lo scopo artistico delle biofiction non è rappresentare fedelmente la realtà storica, i cui dettagli spesso sfuggono, ma raccontarla anche attraverso trasformazioni. Suggestive sono le attente descrizioni dei paesi e dei luoghi della riviera ligure in particolare Nervi, Bogliasco, Sori e Sanremo. 

È curioso constatare come, grazie a quest’opera, Constance rinasca letterariamente proprio nella regione dove trascorse l’ultima fase della sua esistenza dopo la fuga dal Regno Unito e dall’ipocrisia Vittoriana. Fu infine a Genova che si sottopose al fatale intervento chirurgico eseguito dal dottor Luigi Maria Bossi ed è in uno dei viali del cimitero monumentale di Staglieno che venne sepolta nell’aprile del 1898. Trascorsero 65 anni prima che i discendenti del fratello Otho decisero di aggiungere l’iscrizione “Wife of Oscar Wilde” sulla base della croce di marmo bianco intarsiata d’edera svelando, così, una parte essenziale della sua identità: scelta che riaccese la luce su di lei nell’epoca in cui anche Wilde diveniva oggetto di rivalutazione, non solo artistica. Quel loro gesto cancellava in un sol colpo i residui timori scandalistici e donava a Constance una meritata immortalità. Se sino ad allora la sua tomba era meta di amici stranieri e dei pochi che ne conoscevano la storia, oggi è fra le più visitate di quel cimitero ricco di statue ed opere d’arte paragonabile al parigino Père-Lachaise, ultima dimora del suo Oscar. 

Interessante appendice di "Lady Constance Lloyd - L'importanza di chiamarsi Wilde" è l’extended book online contenente curiosità, contributi fotografici, video e persino una playlist dedicata. Il link è: www.morellinieditore.it/scheda-libro/laura-guglielmi/lady-constance-lloyd-9788862988629-579496.html Per chi volesse approfondire ulteriormente la genesi del libro è anche disponibile un video trailer: www.youtube.com/watch?v=nH55ahbYutg&feature=emb_imp_woyt

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martedì 26 gennaio 2016

Constance Mary Lloyd Wilde: una donna di qualche importanza

La delicatezza dei lineamenti e del portamento ne mascheravano l’intensa forza del carattere. Constance Mary, figlia dell’avvocato inglese Horace Lloyd e dell’agiata irlandese Adelaide Atkinson, venne educata all’arte, alla letteratura ma anche alla sofferenza. Rimasta orfana di padre a quindici anni, subì violenze dalla madre sino ai ventuno quando, nel 1880, lasciò la sua Dublino per trasferirsi a Londra da una zia e sviluppare il suo spirito libero. Di una bellezza raggiante e molto attratta dall’Estetismo, fu all’avanguardia nella sua epoca divenendo icona di associazioni a difesa dei diritti delle donne e in prima linea tra le suffragette. Scrisse due libri di fiabe per bambini e riuscì a unire le passioni per le lotte sociali e il giornalismo dirigendo la Rational Dress Society’s Gazette, rivista del movimento contrario agli indumenti femminili ingombranti causa di malattie e di numerosi incidenti tra le operaie delle fabbriche.   Nella primavera del 1895, dopo la condanna a due anni di lavori forzati inflitta al marito, reo di atti omosessuali, fu cacciata dal paradiso delle persone rispettabili finendo tra quelle perseguitate dall’ipocrisia vittoriana. L’esilio fu inevitabile come cambiare il cognome da sposata e dei figli Vyvyan e Cyril di 9 e 10 anni: Wilde, quello indossato con prestigio e ammirazione, divenne d’un tratto sinonimo d’infamia e scandalo; Holland, secondo nome del fratello Otho, fu l’ideale per immaginarsi un futuro migliore sperando anche in amicizie generose stabilitesi nel Continente.  A Constance sembrò passata un’eternità dal 29 maggio 1884 quando varcò il portale della gotica St. James Church per sposare l’uomo messo al centro del suo universo sin dal primo sguardo. Fu amore e sintonia reciproca al punto che entrambi riuscirono ad appagare le rispettive ambizioni individuali. La nascita del secondogenito affievolì la fiamma della passione e causò problemi nel rapporto ma lei, illudendosi che il matrimonio potesse resistere alla dissolutezza del marito sempre più popolare e sempre più travolto dall’amicizia con Lord Alfred Douglas, non temé nulla. Neppure quando l’imprudente Wilde denunciò per diffamazione il padre del suo amante, il burbero marchese di Queensberry, che l’aveva pubblicamente definito sodomita. Per Constance incubo e realtà divennero un tutt’uno solo con l’evidenza del clamoroso arresto. Il dramma e la bancarotta le devastarono l’esistenza con la stessa voracità con cui l’ufficiale giudiziario le portò via la sfarzosa casa di Tite Street e tutto quanto conteneva. Fuggì accompagnata dall’eco dello scalpore ma senza darsi per vinta. Dopo una parentesi in Svizzera dal fratello, la sua prima meta sicura fu Genova. La prosperità della città e la mitezza delle sue riviere erano predilette da connazionali in cerca di rifugio, riposo e opportunità. Fra questi spiccavano industriali come Thomas Robertson e pionieri come James Spensley che, giunto nella città di Colombo come medico e corrispondente del Daily Mail, da lì diffuse il football e lo scoutismo in tutta Italia. In quella sorta di terra promessa Constance arrivò in cerca di serenità e cure per la salute in progressivo peggioramento. Inizialmente soggiornò nella delegazione di Nervi e a Sori. Nel 1897, sistemati i figli in un collegio britannico di Heidelberg, affittò un appartamento in una villa di Bogliasco, sua ultima residenza. Pur nella tempesta provò tenacemente a mantenere la promessa fatta al suo sposo: amarlo sempre e comunque. Soffocò l’infatuazione per l’editore Arthur Lee Humphreys e mai rifiutò il perdono al marito definendolo “più debole che cattivo”. Chiese e ottenne la separazione a tutela dei beni e dei figli, di cui ebbe l’affidamento esclusivo, opponendosi però strenuamente al divorzio per non aprire ulteriori ferite. Nonostante seri problemi fisici, andò a trovarlo in carcere un paio di volte; l’ultima per comunicargli la morte della madre. Quando poi il 19 maggio del 1897 Wilde tornò in libertà gli fece trovare denaro sufficiente a ricostruirsi la vita. Ma fu tutto inutile. Lui riprese ad ignorarla preferendole il giovane Douglas e la solita esistenza sregolata facendo venir meno ogni possibile riconciliazione.  Nel frattempo le condizioni di salute di Constance ebbero un tracollo. Un maldestro intervento alla spina dorsale, eseguito dal professor Luigi Maria Bossi, le fu fatale. Morì a Genova la mattina del 7 aprile 1898, a trentanove anni. Lì venne sepolta nel cimitero monumentale di Staglieno progettato dagli architetti Carlo Barabino e Giovanni Battista Resasco come città dei morti parallela a quella dei vivi e per questo abbellita da viali, terrazze, giardini e sculture che lo rendono tuttora fra i più importanti d’Europa. Sulla base della bianca croce di marmo intarsiata d’edera furono apposti il nome e la frase: Che Dio le tolga dagli occhi tutte le lacrime. Wilde, che dopo la scarcerazione mai rivide la moglie, si presentò a renderle omaggio solo il 25 febbraio dell’anno successivo. In mano un mazzo di rose scarlatte; nel cuore, come scrisse, “lacrime di dolore, rimorso e il senso d’inutilità di tutti i rimpianti”. Prese anche amaramente atto dell’assenza di qualsiasi accenno alla sua persona. Morì povero, il 30 novembre del 1900, in un ancor più povero hotel parigino.  La scritta Wife of Oscar Wilde, ricordo di quel matrimonio e di quel cognome riabilitato agli occhi del mondo, fu aggiunta solo nel 1963 dai discendenti di Otho Lloyd. La patologia di cui soffrì Constance è invece rimasta un mistero sino al 2 gennaio 2015 quando il Lancet ne commemorò il 156° anniversario della nascita. Lo fece pubblicando una ricerca della dottoressa Ashley Robins dell’Università di Città del Capo da cui emerge che fu erroneamente curata per disturbi nervosi e ginecologici mentre, in realtà, era affetta da sclerosi multipla, malattia allora già nota ma a lei non diagnosticata.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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lunedì 10 marzo 2014

"Una moglie ideale, ovvero Mrs. Constance Wilde", Fiona Dovo e Lunaria Teatro rendono omaggio a una delle lady più affascinanti e moderne dell’Ottocento

Una valigia che apre e chiude una vita. Peso e, al tempo stesso, punto di appoggio. E’ quella di Constance Mary Lloyd, incantevole moglie di Oscar Wilde. Scrittrice, giornalista, pioniera in amore e negli ideali, madre autoesiliatasi con i figli Cyril e Vyvyan a causa dell’epocale scandalo che trascinò via il buon nome di suo marito e tutto il suo mondo. E’ zeppa di ricordi, quasi tutti invisibili, quella valigia. Troppi di essi sottili e pungenti come spilli. Fiona Dovo si affida a questo bagaglio per portare al teatro Emiliani di Genova una delle esponenti di spicco del tardo Ottocento vittoriano. Nella prima della pièce “Una moglie ideale, ovvero Mrs. Constance Wilde” (battezzata non a caso l'8 marzo) l’attrice, e autrice stessa del testo, stilla buone dosi di audacia, intensità e qualche eccesso di emozione che nel monologo non stride affatto. 

Sul palco, avvolto da un’essenziale scenografia di teli bianchi nella quale spicca un imponente specchio immaginario, le note di colore sono riservate agli abiti e all’unica protagonista della scena. Unica e sola. Proprio come sola, di fronte al proprio mondo interiore, era anche Constance. I quadri che compongono il dramma, diretto da Daniela Ardini, si susseguono senza soste. Dimostrano passione, voglia di lasciare il segno e giochi di stile nei quali la banalità viene tenuta a bada con sapienza. Meno trattenuta è invece l’enfatizzazione di una follia sempre dietro l’angolo che rischia di occultare il tenace temperamento irlandese di Constance, vittima consapevole ma mai arrendevole; donna ancora oggi all’avanguardia seppur condizionata dalla figura di un uomo troppo ingombrante persino per l’intera società del suo tempo. Intensamente innamorata, e subito altrettanto corrisposta, Mrs. Wilde dovrà fare i conti con lo sbiadirsi del suo matrimonio di fronte all’irresistibile passione che il suo sposo nutrirà per lord Alfred Douglas e per l’insaziabile corsa all’estremo. Genialità, successi e ricchezze, quelle della sua famiglia. Tutto finito all’improvviso. Sprofondato nella vertigine di un inferno che - prima di donare l’immortalità fra i posteri - sbatté Oscar dentro un’angusta cella a consumarsi anima e corpo e la sua famiglia nell’incubo di affannose rincorse a nuovi equilibri e a illusioni. Ricerche disperate spesso rimaste tali sino al tragico epilogo avvenuto in un letto dell’ospedale genovese di Pammatone. Era il 7 aprile 1898, la vigilia del venerdì Santo. Il calvario di Constance, sofferente alla schiena dopo una rovinosa caduta, finì lì. Così come finirono le sue lotte combattute anche durante il soggiorno nella Riviera Ligure, a Sori e Bogliasco in particolare. Da qualche mese aveva compiuto quarant’anni. Troverà pace nel cimitero monumentale di Staglieno. 


Nell'opera sono inevitabili e onnipresenti le citazioni wildiane. Così come accaduto nella realtà, dettano loro i tempi. Si insinuano sulla scena e sul personaggio in maniera incalzante, quasi claustrofobica. Iniziano leggere come passi di pantofole nel ricco salone della casa londinese al 34 di Tite Street e finiscono come il sordo rumore degli scarponi spessi e pesanti che il fato ama usare sui suoi martiri. Musiche quasi sempre azzeccate. Assai apprezzabile l’omaggio in grassetto al genio di Aubrey Beardsley, affacciatosi dal fondale attraverso le celeberrime illustrazioni per la “Salomè”, in uno dei momenti migliori di un lavoro non semplicissimo ma che fa onore a Lunaria Teatro e a Fiona Dovo, fondatrice della compagnia del Teatro delle Formiche oltre che attrice e drammaturga con puntate nel cabaret in duo con Laura Formenti.

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venerdì 16 ottobre 2009

Oscar Wilde, il ritorno: voci e conversazioni dall’aldilà con lo spirito del dandy irlandese

"Essere morto è la più noiosa esperienza della vita. Eccettuato, ovviamente, l’essere sposati o pranzare con un insegnante". E’ solo una delle migliaia di battute attribuite a Oscar Wilde. Ma questa si distingue per una particolarità non trascurabile: giungerebbe direttamente dall’aldilà. Ad averla tramandata è stata la medium dublinese Hester Travers Smith, figlia del professor Edward Dowden e moglie di un importante fisico irlandese, particolarmente nota ad inizio ‘900 ed in costante rapporto con lo spirito di Oscar Wilde dall’8 giugno al 26 luglio 1923. I metodi di contatto erano due: l’ouija board (tavoletta sulla quale sono impressi lettere, numeri e simboli usati per comunicare con gli spiriti) e la scrittura automatica.

E’ soprattutto attraverso questo sistema che l'entità di Wilde dettava messaggi alla medium che, in trance, scriveva con la grafia dell'entità stessa. I suoi esperimenti vennero seguiti da numerosi scienziati e quei messaggi furono esaminati da celebri esperti grafologi che li misero a confronto con i manoscritti originali di Wilde conservati al British Museum. Secondo i referti dell'epoca le analisi confermarono "senza ombra di dubbio" che la scrittura e la firma erano identiche a quelle di Oscar Wilde e il contenuto dei messaggi perfettamente in sintonia con le idee e lo stile del famoso scrittore. La medium racchiuse quelle conversazioni in un volume dal titolo 'Psychic Messages from Oscar Wilde', presentato per la prima volta sul Daily News del 27 luglio 1923, per poi realizzarne un'arricchita seconda edizione nel 1924 intitolata ‘Oscar Wilde from Purgatory’, leggibile cliccando QUI.

Nel secolo scorso la figura di Oscar Wilde fu al centro di numerose sedute spiritiche. Oltre a quelle di Hester Travers Smith, molte altre ne seguirono in maniera più o meno pubblicizzata. Al termine di alcune di esse si vociferò addirittura che lo spirito dello scrittore avesse dettato un’intera commedia. Del testo però non ve sarebbe alcuna traccia. Tuttavia esiste un caso ancor più originale (e forse per questo motivo fra i più tramandati) che si avvalse persino di una testimonianza audio. Era il 20 agosto 1962 quando una voce attribuita ad Oscar Wilde si manifestò nella stanza che il medium britannico Leslie Flint soleva utilizzare per le sue celeberrime sedute spiritiche. Il sonoro di quell’”incontro” è ascoltabile cliccando QUI.

In vita Oscar Wilde venne sempre affascinato dall'occultismo, dallo spiritismo e dall'esoterismo in generale. E il suo rapporto con l’idea della morte fu particolarmente travagliato. Ne ‘Il Ritratto di Dorian Gray’ scrisse: "La morte è l'unica cosa che riesce a spaventarmi. La detesto, perché oggi si può sopravvivere a tutto tranne che a lei". Lei lo accolse fra le sue braccia all'1.45 di un anonimo pomeriggio parigino al numero 13 di reu des Beaux-Arts, in un'angusta stanza al primo piano dell’infimo Hotel d’Alsace. Era il 30 novembre 1900 e, forse inavvertitamente, lasciò in pegno al mondo la sua icona.

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sabato 20 giugno 2009

Il libero arbitrio e il destino secondo Oscar Wilde

Oscar Wilde, famoso anche per la sua abilità oratoria, amava illustrare le sue opinioni inventando vere e proprie parabole. Un giorno, ad esempio, parlando del libero arbitrio come di una illusione e del destino come qualcosa di fatale, fece a Richard Le Gallienne questa improvvisazione:

C’era una volta una calamita, e nelle sue vicinanze vivevano alcuni frammenti di limatura di ferro. Un giorno due o tre di questi frammenti metallici sentirono un improvviso desiderio di andare a visitare la calamita e cominciarono a parlare di quanto la cosa sarebbe stata piacevole. Altri frammenti lì vicino udirono questa conversazione e anche loro furono presi dallo stesso desiderio; altri ancora si unirono loro, finché tutti cominciarono a discutere la cosa. E sempre più quel vago desiderio si trasformava in un impulso irresistibile.
"Perchè non andare oggi?", disse qualcuno. Ma altri erano dell’opinione che sarebbe stato meglio aspettare l’indomani. Intanto, senza accorgersene, si erano fatti più vicini alla calamita, la quale se ne stava quieta e apparentemente incurante di loro.
E così continuavano a discutere sempre accostandosi insensibilmente alla loro vicina. E più parlavano, più sentivano cresce il loro impulso, finchè i più impazienti dichiararono che sarebbero andati quel giorno qualunque cosa gli altri decidessero di fare. Alcuni furono uditi dire che era loro dovere visitare la calamita e che avrebbero già dovuto andare da un pezzo. E, mentre parlavano, continuarono ad avvicinarsi senza accorgersi di muoversi. Da ultimo gli impazienti prevalsero, e con irresistibile impeto l’intero corpo gridò: "E’ inutile aspettare, andremo oggi, andremo subito, andremo immediatamente!". E in unanime massa si slanciarono. E in un attimo furono tutti attaccati alla calamita da ogni parte.
Allora la calamita sorrise perché i frammenti di ferro erano convinti di essere andati a farle visita di loro propria volontà.

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mercoledì 11 marzo 2009

Oscar Wilde vs. Queen Victoria, l’Old Bailey apre i suoi archivi: i processi, le trascrizioni e le sentenze della guerra fra Oskey e l'Inghilterra

Originali, dettagliate, con copia autentica a fronte. Le sentenze dei tre processi che nel 1895 hanno portato alla rovina Oscar Wilde sono ora online e consultabili gratuitamente. Cliccando QUI, ad esempio, e possibile vedere la pagina nella quale è stampato il verdetto di colpevolezza che lo condanna a due anni di lavori forzati per il reato di omosessualità. A proporre l’intero, preziosissimo, materiale è il sito ufficiale dell’Old Bailey (www.oldbaileyonline.org), la cui pubblicazione in rete è affidata allo Humanities Research Institute. E’ il risultato di un progetto a cui lo storico tribunale londinese ha aderito congiuntamente alle università britanniche di Sheffield e Hertfordshire e alla Open University. Attualmente l’archivio di oltre 110 mila pagine raccoglie 197.745 atti di processi andati in scena nella principale corte di giustizia inglese dal 1674 al 1913. Chi fosse interessato alle trascrizioni letterali dei processi che hanno coinvolto Oscar Wilde può invece rivolgersi a QUESTO LINK realizzato da Douglas O. Linder e ospitato nel sito della University of Missouri-Kansas City (UMKC) School of Law. Si tratta di un complemento indispensabile per conoscere a fondo gli eventi.

“Finora gli atti erano accessibili solo a un ristretto numero di storici” ha dichiarato Tim Hitchcock, co-direttore del progetto che coinvolge l’Old Bailey, “ma d'ora in poi tutti potranno leggere e studiare quelle carte. Dalle storie di omicidi alle violenze, dai piccoli furti ai borseggi, sarà possibile conoscere i dettagli su ogni tipo di crimine passato davanti alla corte di Old Bailey dal 1674 al 1913”. Il sito è già stato definito come la più ampia fonte di informazioni sulla vita degli inglesi mai pubblicata.

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giovedì 24 aprile 2008

Horst Schroeder: 'Additions and Corrections to Richard Ellmann’s Oscar Wilde'

Non c’è dubbio, Horst Schroeder ha svolto un ottimo lavoro nella stesura della seconda edizione di “Additions and Corrections to Richard Ellmann’s Oscar Wilde”. Il libro, stampato privatamente nel 2002, è un capitolo indispensabile per chiunque desideri studiare la vita dell’autore irlandese. E, soprattutto, è un utilissimo abbinamento alla monumentale biografia (vincitrice del premio Pulitzer nel 1989) che il biografo americano pubblicò nel 1987. Lo stesso anno in cui morì ad Oxford.
Ellmann è stato abile a offrire una descrizione molto intensa della figura di Wilde. E anche se durante le ultime decadi alcuni critici tendono a vedere Oscar in una luce piuttosto diversa, quella biografia resta un punto di partenza di qualsiasi ricerca wildiana.
Dopo una prima edizione di 82 pagine redatta nel 1989, Horst Schroeder ne ha pubblicata un’altra rivista ed ampliata che, lungo 311 pagine, raccoglie migliaia di annotazioni. La proposta del materiale segue in maniera parallela l’edizione della biografia pubblicata nel 1989. I passaggi che Schroeder indica come meritevoli di correzioni o aggiunte richiedono spesso poche parole, altre volte sono necessarie analisi più profonde per soddisfare completamente la questione. Ogni annotazione è scrupolosamente verificata e, molte di esse aiutano a illuminare di nuovi dettagli la vita di Wilde.

Copie del libro possono essere richieste direttamente all’autore - Landshuter Str. 38, 10779 Berlin, Germany (email: Horst.Schroeder@tu-bs.de): € 30.00, incluse le spese postali (pagamento in contanti, bonifico sul conto corrente dell’autore e PayPal) – oppure richiedendolo a Timothy d'Arch Smith, 64a St John's Wood High Street, London NW8 7SH; tel & fax +44-207-7220063; email: mustardpot@hotmail.com, al costo di 20 sterline, spese di spedizione escluse.

ENGLISH VERSION:

There’s no doubt, Horst Schroeder have done a great job in writing the second edition of “Additions and Corrections to Richard Ellmann's Oscar Wilde”. The book, privately printed in 2002, is a must for everyone who wants to study the life of the Irish author. And above all, it’s a very useful coupling of the monumental biography (winning of the Pulitzer Prize) that the American biographer published in 1987. The same year he died in Oxford.
Ellmann was able to offer a more intensive description of the figure of Wilde. And even if during these two decades some critics tend to see Oscar in a somewhat different light that biography is still the starting-point of all Wildean research.
After a first edition of 82 pages printed in 1989, Horst Schroeder has issued a second one revised and enlarged, running to 311 pages, with more than a thousand annotations. The arrangement of material follows the 1989 edition and the book parallels the overall structure of Ellmann's biography. The passages that Schroeder cites for correction or addition often require just a few words, although sometimes they need lengthy discussions to fulfil the subject. Each annotation is scrupulously verified, and most of them help to give even more light to Wilde’s life.

Copies of the book may be obtained from: the author: Landshuter Str. 38, 10779 Berlin, Germany (email: Horst.Schroeder@tu-bs.de): € 30.00, incl. postage (payment in cash, by remittance to the author’s German bank account or by cheque drawn on a German bank. Ask for PayPal.); Timothy d'Arch Smith, 64a St John's Wood High Street, London NW8 7SH; tel & fax +44-207-7220063; email: mustardpot@hotmail.com. Payment by cheque drawn on a British bank. Price: 20 GBP (postage extra).

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