Parole sante...

Vivere è la cosa più rara al mondo.
La maggior parte della gente esiste, e nulla più. (Oscar Wilde)
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Aurelio Galleppini ~ ‘Tex Willer e i suoi pards’

lunedì 16 febbraio 2009

Calciopoli, il bluff e i padroni del circo

Le cose si vedono meglio quando ci si trova a debita distanza. Vale per tutto. Anche per le malefatte del calcio italiano: senza dubbio uno dei più taroccati a livello mondiale. Se non altro perché ormai, grazie alle più ampie connivenze e ai ben più numerosi servi, le porcherie vengono fatte in assoluta leggerezza e senza alcun pudore. Sotto gli occhi di centinaia di telecamere e di milioni di tifosi fruitori del prodotto football che il palazzaccio, e i media più influenti, considerano alla stregua di selvaggi con l’anello al naso. In alcuni casi, purtroppo, senza neppure avere tutti i torti.

E’ ormai evidente che lo scandalo di Calciopoli sia stato solo un bluff. Non lo dico io. A sostenerlo sono gli eventi cominciati da quella torrida estate del 2006. Basta turarsi il naso, mettere in moto il cervello e analizzare tutto quello che sta accadendo da quel finto “anno zero” in poi. Ciò che accadde nel 2006 non fu affatto un tentativo di ripulire il mondo pallonaro e la sua coscienza. Fu l’atto più clamoroso di una guerra tra due forze di potere che gestivano il calcio italiano. La più debole delle quali si è voluta identificare nella scomoda figura di Luciano Moggi, vittima della sua stessa supponenza.
Anche perché il tranello teso alla famiglia Preziosi solo un anno prima - a livello nazionale usato per spargere schizzi di moralismo - avrebbe dovuto fargli alzare la guardia.

Gli altri, i vincitori di uno scontro atto anche a lavare in pubblico i panni sporchi dei perdenti, sono quelli che già allora avevano maggiori poteri mediatici, giudiziari e politici. Strano, vero? Ora, liberi da ostacoli, gestiscono il circo in maniera sempre più squallida. La loro rete - di interessi più o meno occulti - il pallone lo sta stritolando. Forse ancor più di prima. Lasciando sul quel nobile strumento sportivo (un tempo di cuoio, ora di plasticaccia…) piaghe sempre più indelebili e cicatrici che solo gli stolti e i colpevoli non vedono.


Cambiare tutto affinché nulla cambi, scriveva Tomasi di Lampedusa ne ‘Il Gattopardo’. In questo caso i padroni del vapore non hanno dovuto neppure applicare questo assioma. Hanno sostanzialmente lasciato tutto come prima. Con una sola variante: sapendo di avere in pugno la compiacenza dei media, oggi il potere economico (compreso quello di scommesse e sponsor) viene considerato più importante di quello politico. Basti analizzare gli esiti di ciascuna giornata calcistica. Esercizio dalle laconiche conclusioni. I nomi degli arbitri che commettono sempre gli stessi errori con sempre gli stessi beneficiari non cambiano. Così come identici sono quelli dei responsabili della politica calcistica. Soliti noti in doppiopetto, inflessibili con i piccoli e distratti verso società i cui bilanci in rosso farebbero tremare multinazionali. Comandano loro. Con sempre maggiore strafottenza. Spalleggiati da leggi sempre più liberticide per la passione popolare e umettati da omuncoli che, dai mezzi d’informazione, ne curano la quotidiana propaganda. The Chaaaaaampioooonssssssss...

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