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La maggior parte della gente esiste, e nulla più. (Oscar Wilde)
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Aurelio Galleppini ~ ‘Tex Willer e i suoi pards’

martedì 1 luglio 2008

Inedito: Genoa 1924-25, lo scippo fascista della stella. Il football italiano tra squadre e squadristi

Non tutto poteva stare dentro le sei pagine di Calcio 2000 che potete trovare/scaricare in altra parte di questo blog. 115 anni di storia ricchissima di episodi e aneddoti avrebbero richiesto la stesura di un libro, non solo di un articolo comunque assai corposo. Per cui alcune cose sono state forzatamente tagliate dalla stesura definitiva. Fra queste, purtroppo, uno degli episodi più importanti: lo scippo al club rossoblu del decimo scudetto (e quindi della stella) da parte dell’emergente regime fascista. Si trattò della prima, gravissima, ingerenza della politica nella storia dell’italico football. Ecco quella parte mancante:

Primavera 1925, dopo un cammino pressoché irresistibile nella finale della Lega Nord il Genoa trovò come avversario il Bologna: squadra del cuore di Leandro Arpinati, vicesegretario del partito fascista e vicepresidente della Figc. L’attesa per quella sfida fu spasmodica e mister Garbutt la preparò con la massima attenzione. La gara di andata venne disputata in Emilia il 24 maggio. Terreno della contesa il campo Sterlino, casa dei felsinei. Il risultato premiò il Genoa per 2-1 grazie alle reti di Alberti e Catto, mentre la rete della bandiera bolognese venne siglata da Schiavio proprio allo scadere. Al ritorno i Grifoni scesero in campo nel ruolo di favoriti e, peccando di eccessiva sicurezza, vennero sconfitti all’83’ da una rete in contropiede di Della Valle, bravo a vanificare il momentaneo pareggio ottenuto da Santamaria dieci minuti prima.
Si rese allora necessario il ricorso allo spareggio, disputatosi sul campo del Milan in viale Lombardia. L’atmosfera era decisamente pesante. Nei minuti precedenti l’ingresso delle squadre un gran numero di squadristi bolognesi andò a schierarsi intorno al rettangolo di gioco. Nonostante tutto il direttore di gara Mauro diede il fischio d'inizio della partita nella vana speranza di veder giungere i duecento agenti regolari promessigli per ristabilire l'ordine. La prima frazione il Genoa la concluse in vantaggio per 2-0. Al 16' della ripresa l'arbitro, in seguito a una deviazione di De Prà su tiro di Muzzioli, assegnò un corner. La decisione provocò un’invasione del campo da parte di tifosi felsinei capeggiata da gerarchi armati di rivoltelle. Questi, dopo aver sostenuto l’ingresso in rete della palla, costrinsero l'arbitro a convalidare il gol fantasma. Il milanese Mauro, pur in balia degli squadristi, rimase sulla sua posizione per tredici minuti. Poi, fra l’incredulità dei giocatori e dei supporters genoani, assegnò la rete al Bologna che così agguantò il pari e che, a 6’ dal termine, si portò in vantaggio con Schiavio, scaltro a realizzare mentre Pozzi tratteneva vistosamente il portiere genoano. De Vecchi e i suoi non rientrarono in campo per i supplementari. Negli spogliatoi l'arbitro gli assicurò che riteneva chiusa la partita al momento dell'invasione di campo da parte dei "tifosi" bolognesi, e che secondo regolamento avrebbe dato partita vinta al Genoa per 2-0. Non fu così. Davanti a Leandro Arpinati però Mauro si rimangiò la parola rendendo necessaria una seconda gara di spareggio. Questa venne disputata a Torino il 5 luglio e si concluse sull’1-1 grazie alle segnature di Schiavio e Catto.
La Figc annunciò che la terza gara di spareggio si sarebbe disputata a settembre invitando le squadre a lasciare liberi i propri giocatori. Improvvisamente, però, nella sede rossoblu il l’8 agosto giunse una comunicazione: la partita decisiva si sarebbe disputata a porte chiuse alle 7 del mattino successivo a Milano. Se il Genoa si fosse rifiutato di giocare sarebbe stato radiato dalla Federazione. Il club, richiamò in fretta i propri giocatori che si trovavano in vacanza mentre il Bologna, probabilmente avvisato in anticipo da Arpinati, si era continuato ad allenare. La partita, disputata in un clima surreale, fu vinta dai petroniani per 2-0 grazie alle segnature di Pozzi e di Perin. La squadra allenata da Felsner potè quindi accedere alla doppia finale contro la debole Alba Roma su cui si impose facilmente (4-0 all'andata e 2-0 al ritorno) conquistando il primo scudetto della sua storia.

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