Parole sante...

Vivere è la cosa più rara al mondo.
La maggior parte della gente esiste, e nulla più. (Oscar Wilde)
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Aurelio Galleppini ~ ‘Tex Willer e i suoi pards’

lunedì 10 marzo 2014

"Una moglie ideale, ovvero Mrs. Constance Wilde", Fiona Dovo e Lunaria Teatro rendono omaggio a una delle lady più affascinanti e moderne dell’Ottocento

Una valigia che apre e chiude una vita. Peso e, al tempo stesso, punto di appoggio. E’ quella di Constance Mary Lloyd, incantevole moglie di Oscar Wilde. Scrittrice, giornalista, pioniera in amore e negli ideali, madre autoesiliatasi con i figli Cyril e Vyvyan a causa dell’epocale scandalo che trascinò via il buon nome di suo marito e tutto il suo mondo. E’ zeppa di ricordi, quasi tutti invisibili, quella valigia. Troppi di essi sottili e pungenti come spilli. Fiona Dovo si affida a questo bagaglio per portare al teatro Emiliani di Genova una delle esponenti di spicco del tardo Ottocento vittoriano. Nella prima della pièce “Una moglie ideale, ovvero Mrs. Constance Wilde” (battezzata non a caso l'8 marzo) l’attrice, e autrice stessa del testo, stilla buone dosi di audacia, intensità e qualche eccesso di emozione che nel monologo non stride affatto. 

Sul palco, avvolto da un’essenziale scenografia di teli bianchi nella quale spicca un imponente specchio immaginario, le note di colore sono riservate agli abiti e all’unica protagonista della scena. Unica e sola. Proprio come sola, di fronte al proprio mondo interiore, era anche Constance. I quadri che compongono il dramma, diretto da Daniela Ardini, si susseguono senza soste. Dimostrano passione, voglia di lasciare il segno e giochi di stile nei quali la banalità viene tenuta a bada con sapienza. Meno trattenuta è invece l’enfatizzazione di una follia sempre dietro l’angolo che rischia di occultare il tenace temperamento irlandese di Constance, vittima consapevole ma mai arrendevole; donna ancora oggi all’avanguardia seppur condizionata dalla figura di un uomo troppo ingombrante persino per l’intera società del suo tempo. Intensamente innamorata, e subito altrettanto corrisposta, Mrs. Wilde dovrà fare i conti con lo sbiadirsi del suo matrimonio di fronte all’irresistibile passione che il suo sposo nutrirà per lord Alfred Douglas e per l’insaziabile corsa all’estremo. Genialità, successi e ricchezze, quelle della sua famiglia. Tutto finito all’improvviso. Sprofondato nella vertigine di un inferno che - prima di donare l’immortalità fra i posteri - sbatté Oscar dentro un’angusta cella a consumarsi anima e corpo e la sua famiglia nell’incubo di affannose rincorse a nuovi equilibri e a illusioni. Ricerche disperate spesso rimaste tali sino al tragico epilogo avvenuto in un letto dell’ospedale genovese di Pammatone. Era il 7 aprile 1898, la vigilia del venerdì Santo. Il calvario di Constance, sofferente alla schiena dopo una rovinosa caduta, finì lì. Così come finirono le sue lotte combattute anche durante il soggiorno nella Riviera Ligure, a Sori e Bogliasco in particolare. Da qualche mese aveva compiuto quarant’anni. Troverà pace nel cimitero monumentale di Staglieno. 


Nell'opera sono inevitabili e onnipresenti le citazioni wildiane. Così come accaduto nella realtà, dettano loro i tempi. Si insinuano sulla scena e sul personaggio in maniera incalzante, quasi claustrofobica. Iniziano leggere come passi di pantofole nel ricco salone della casa londinese al 34 di Tite Street e finiscono come il sordo rumore degli scarponi spessi e pesanti che il fato ama usare sui suoi martiri. Musiche quasi sempre azzeccate. Assai apprezzabile l’omaggio in grassetto al genio di Aubrey Beardsley, affacciatosi dal fondale attraverso le celeberrime illustrazioni per la “Salomè”, in uno dei momenti migliori di un lavoro non semplicissimo ma che fa onore a Lunaria Teatro e a Fiona Dovo, fondatrice della compagnia del Teatro delle Formiche oltre che attrice e drammaturga con puntate nel cabaret in duo con Laura Formenti.

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