Parole sante...

Vivere è la cosa più rara al mondo.
La maggior parte della gente esiste, e nulla più. (Oscar Wilde)
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Isabel Emrich ~ ‘Underwater Paintings’

domenica 17 aprile 2016

Sampdoria-Milan 0-1: Bacca regala la prima gioia a Brocchi, recriminazioni blucerchiate

Buona la prima, ma quanta sofferenza per Brocchi e il suo Milan! A decidere la sfida del Ferraris contro un'arcigna Sampdoria sono soprattutto episodi determinati da decisioni dell'arbitro Valeri tra cui l'annullamento di una rete di Dodò (25') per fuorigioco assai dubbio e goal-partita di Bacca (71') con Dodò a terra e per questo contestato altrettanto veementemente dai ragazzi di Montella. Partita vibrante soprattutto sul piano dell'agonismo che ha mostrato compagini con limiti ma contraddistinte da grande volontà.QUAGLIARELLA SOLITA CERTEZZA, BROCCHI PUNTA SU BACCA E BALOTELLI – Punti pesanti da ottenere con accortezza ma altrettanta determinazione per progettare un futuro migliore. Con Cassano out per infortunio, Montella disegna un 3-4-2-1 che parte da Viviano protetto da Diakitè, Silvestre e dal rientrante Cassani; De Silvestri, Fernando, Krsticic e Dodò in mediana con Soriano e Alvarez dietro Quagliarella. Brocchi affida il suo debutto al 4-3-1-2 che piace a Berlusconi con Bonaventura trequartista e la coppia offensiva Balotelli-Bacca. Per ritrovare il successo che manca da 5 gare schiera anche Donnarumma e una diga formata da Abate, Alex, Romagnoli e Antonelli mentre a non ci sono sorprese a centrocampo: Kucka, Montolivo e Bertolacci. SPUNTANO BACCA E ALVAREZ - Errori e contrasti. Tanti, per giunta. La tensione da esame non aiuta la lucidità di manovra delle squadre che sbagliano scambi a ripetizione. Nella confusione spiccano, nel ruolo di solisti, Bacca e Alvarez autori di tentativi tanto ambiziosi quanto sibilanti attorno al bersaglio grosso. Fra un pasticcio e l'altro a salire è l'agonismo e, a far salire il proprio baricentro, è soprattutto il Milan mentre i padroni di casa cercano di agire su ripartenze. DODÒ SEGNA, VALERI ANNULLA – È proprio la velocità il denominatore comune di una sfida resa pepata dell'annullamento di una rete di doriana confezionata da Fernando, siglata da due passi da Dodò per un presunto tocco precede di Quagliarella che avrebbe attivato una posizione di offside. Valeri prende la contestatissima decisione su suggerimento dell'assistente Dobosz. Il rischio occorso spinge avanti il Diavolo e Viviano deve esorcizzare d'istinto un'incornata sottomisura di Bacca servito da Abate. Dall'altra parte Donnarumma si distende in altezza per respingere un potente destro di Fernando. GARA VIVA, SAMP CORAGGIOSA – Se non per palati fini, la sfida è piacevole per chi ama ritmi e contrasti. La ripresa mantiene questi connotati e conferma un Balotelli che, seppur in cerca della forma migliore, è perlomeno autore di una prova propositiva. Il primo cambio dell'avventura di Brocchi è l'avvicendamento fra Bertolacci e Poli. Montella sostituisce l'acciaccato Alvarez inserendo Correa. La Samp aumenta la pressione mettendo in maggiore apprensione la retroguardia rossonera. PORTIERI SUGLI SCUDI MA BACCA E' IMPLACABILE – La partita si fa incandescente anche per gli estremi difensori chiamati a mostrare il meglio della loro arte felina sul solito Bacca e su Quagliarella. Nulla la saracinesca blucerchiata potrebbe fare su sassata di Montolivo schizzata a lato. Bacca spreca un contropiede e poi si fa perdonare segnando il vantaggio con un diagonale a filo d'erba entro l'area. In quel momento i padroni doriani erano in dieci con Dodò a terra dopo un contrasto con Kucka. L'episodio alimenta ulteriori contestazioni dentro e fuori il campo. La Samp non molla mentre il Milan raggiunge il novantcinquesimo badando a controllare tra speranza e sofferenza. [Articolo per Goal.com del 17 aprile 2016] © RIPRODUZIONE RISERVATA

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domenica 3 aprile 2016

Genoa-Frosinone 4-0: Suso fa tripletta, il Grifone cala il poker

Il Genoa non spreca il match-ball per scacciare definitivamente ogni possibile complicazione. A farne le spese è un Frosinone incapace di imprimere la giusta forza per uscire dalle sabbie mobili della zona retrocessione. Una tripletta di Suso (43', 59' e 75') e il centro di Rigoni (72') disegnano i contorni dell'andamento complessivo di una sfida che, soprattutto nella ripresa, ha avuto una sola protagonista. GASP IN EMERGENZA, STELLONE COL TRIDENTE – La sosta non ha portato buone notizie al clan rossoblù che deve fare i conti con le condizioni degli elementi impegnati con le rispettive nazionali e con defezioni importanti come quelle di Burdisso, Cerci, Ansaldi e Pavoletti. Gasperini disegna quindi un 3-5-2 che da Perin si sviluppa con i difensori Munoz, De Maio e Izzo; Fiamozzi, Rigoni, Rincon, Dzemaili e Gabriel Silva in mezzo con Pandev e Suso davanti. Più tranquillo, almeno sotto l'aspetto delle emergenze nell'organico, è mister Stellone, ex genoano che sotto la Lanterna ha lasciato ricordi positivi. Il suo Frosinone cerca punti salvezza con un 4-3-3 che prevede il portiere Leali sorretto da Matteo Ciofani, Ajeti, Blanchard e Pavlovic; Gori, Gucher e Sammarco presidiano la mediana alle spalle del trio d'attacco nel quale Dionisi e Kragl affiancano Daniel Ciofani. A VISO APERTO - A dispetto dell'enorme peso dei punti in palio, soprattutto per gli ospiti, l'atteggiamento in campo è tutt'altro che guardingo. A beneficiarne sono ritmo e agonismo anche se raramente i portieri vengono chiamati in causa oltre l'ordinaria amministrazione. Dopo venti minuti Gasperini, già con gli uomini contati, deve rinunciare anche a Pandev vittima di un infortunio muscolare. Lo sostituisce Matavz. SUSO-GOAL, IL GRIFO PASSA! – I fiscali interventi di Mazzoleni spezzettano la gara in maniera più ossessiva di quanto le due squadre si affannino a cercare spazi utili. È il Genoa a tenere più palla ma il Frosinone, pronto a scattare di rimessa come un elastico, non disdegna incursioni a ridosso dei sedici metri opposti. Il massimo della produzione è però un diagonale di Dionisi un paio di metri a lato. Di fronte a tanta fatica collettiva solo un acuto solista sembra poter fare la differenza. Il primo a capirlo è Suso, bravo a controllare centralmente poco fuori l'area ciociara per poi superare Leali con un formidabile sinistro a giro. GENOA PADRONE TROVA IL RADDOPPIO – Ingolosito dalla rete segnata prima della pausa, Suso battezza la ripresa con un altro pregevole assolo stavolta finito poco alto. Leali prova a tenere in gara i suoi con due prodigi: respinta felina su incoronata di Rigoni e deviazione con la mano mancina su rasoterra di Matavz. Ospiti sempre più vacillanti con Mazzoleni che grazia il già ammonito Ajeti. Daniel Ciofani non sfrutta una brevissima parentesi favorevole calciando addosso al portiere da posizione favorevole e gli ospiti si spengono. L'assalto dei padroni di casa trova il raddoppio sempre su iniziativa di Suso. L'ex-milanista trova il "sette" opposto con un pregevole tocco liftato dalla destra. Perin, nato a Latina e per questo "beccato" dai tifosi avversari, esulta in maniera eccessiva per il raddoppio rimediando un giallo. Espulso anche un dirigente ospite reo di aver contestato veementemente la reazione del portiere. CROLLO CIOCIARO, RIGONI E ANCORA MAGO-SUSO – Il Frosinone soffre il doppio svantaggio e l'atteggiamento arcigno dei rossoblù che trovano il meritato 3-0 con Rigoni, servito centralmente da Dzemaili, e addirittura il poker con l'ennesima magia di Suso che confeziona la tripletta personale bucando Leali dalla linea di fondo. Prima del fischio finale sono solo un paio di centimetri a negare a Tachtsidis il possibile quinto goal. [Articolo per Goal.com del 3 aprile 2016] © RIPRODUZIONE RISERVATA

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domenica 6 marzo 2016

Genoa-Empoli 1-0: Rigoni avvicina il Grifone alla salvezza

E' Rigoni, ad inizio ripresa, a scacciare gli incubi e le ansie genoane. La sua rete è determinante nel consegnare al Genoa 3 punti di tranquillità in una stagione in chiaroscuro. L'Empoli, autore di una prova opaca, quasi mai riesce a impensierire i padroni di casa. La partita, giocata su buoni ritmi ma contraddistinta da innumerevoli errori, ha visto i Grifoni attori protagonisti con i toscani autori di rarissime fiammate tra cui un palo di Mchedlidze. Troppo poco per evitare la quarta sconfitta consecutiva p PANDEV TORNA TITOLARE DOPO TRE MESI, MACCARONE SCALPITA - Gasperini, costretto a rinunciare allo squalificato Dzemaili e agli infortunati Muñoz e Pavoletti, lascia Cerci in panchina e parte da Perin tra i pali con Izzo, Burdisso e De Maio in difesa; si distende su una linea a quattro che comprende Ansaldi, Rincon, Rigoni, Tachtsidis, e Laxalt; davanti Suso con Pandev centrale. Giampaolo, senza Tonelli e Mario Rui, propone un 4-3-1-2 con il reparto arretrato previsto alla vigilia: Skorupski in porta, Laurini, Cosic, Ariaudo e Zambelli; centrocampo affidato a Zielinski, Paredes e Buchel; Croce agisce da trequartista alle spalle di Mchedlidze e Maccarone. PRESSIONE, STERILE, ROSSOBLÙ - Le prove d'assedio il Genoa le fa subito dopo il fischio d'inizio. Pandev è fra i più propositivi ma i toscani, retto il primo urto, sembrano essere in grado di prendere le misure pur restando quasi sempre rintanati nella propria porzione di campo. Quando le maglie della rete difensiva lascia troppi spazi è Skorupski a respingere d'istinto su tocco ravvicinatissimo di un Rigoni poco reattivo. Ma è un episodio isolato fra tante opportunità abortite sul più bello. EMPOLI RINUNCIATARIO - L'asfissiante geometria del Grifo disegna vorticose manovre a ridosso dell'area ospite smarrendosi però al momento di tracciare l'ultima, perfetta, linea. L'Empoli bada soprattutto a tenersi ordinata come una squadra di Subbuteo incapace, però, di imbeccare in maniera decente Maccarone e Mchedlidze. Così quasi tutte le uniche volte in cui i ragazzi di Giampaolo riescono a spingersi in avanti vengono propiziate da passaggi imprecisioni avversarie. ZIELINSKI SPRECA, RIGONI LA SBLOCCA! - La staffetta Suso-Cerci battezza la ripresa. Ma è un'incursione di Zielinski, neutralizzata da un disturbo di Laxalt e un'uscita a terra di Perin, a regalare il primo sussulto. Sul rovesciamento di fronte il Genoa passa con Rigoni servito dalla destra dal neo entrato e marcato in maniera imbarazzante da Cosic. Sono passati appena 3' di gioco. Pucciarelli e Saponara rilevano gli appannati Maccarone e Buchel. DOPPIA OCCASIONISSIMA EMPOLI - Il Genoa prova a chiudere i conti ma rischia l'inverosimile concedendo troppo spazio a Mchedlidze che, filtrato sul lato destro dell'area coglie un palo clamoroso con una botta che supera l'esterrefatto Perin, la ribattuta a porta vuota di Zielinski viene poi respinta di piede da Ansaldi. È una parentesi. I rossoblù restano padroni del campo pur senza riuscire a graffiare con la giusta forza. Così l'intervento più difficile Skorupski lo deve sfoderare su deviazione di un suo compagno, Ariaudo, che intercetta un cross di Cerci. Nel finale l'Empoli non riesce ad approfittare dell'ansia da risultato che attanaglia gambe e idee degli avversari. [Articolo per Goal.com del 6 marzo 2016] © RIPRODUZIONE RISERVATA

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domenica 21 febbraio 2016

Genoa-Udinese 2-1: Rimonta e rigore parato, è sorpasso del Grifone

Perin dall'inferno al paradiso. E con lui il Genoa. Il portiere rossoblù è autore di una papera che spiana il provvisorio vantaggio di Ali Adnan (33') su punizione e poi salvatore del vantaggio, costruito su rigore trasformato da Cerci (62') e su guizzo di Laxalt (70'), respingendo un penalty di Di Natale (inserito in campo per troppo poco tempo) a ridosso del novantesimo. La partita è stata vibrante e senza soste condotta dai padroni di casa, fermati da due legni, ma con fiammate notevoli da parte ospite apparsi comunque in buone condizioni. ZAPATA-THEREAU PER COLANTUONO – Il 3-4-3 gasperiniano prevede Perin fra i pali con Munoz, Burdisso e Izzo in retroguardia, Rincon, Rigoni, Dzemaili e Laxalt in mediana con Cerci e Suso esterni offensivi a supporto della punta Matavz. Infoltisce la sua zona centrale Colantuono che, davanti a Karnezis, presenta un 3-5-2 con Pires, Danilo e Felipe in difesa; Edenilson, Badu, Guilherme, Halfredsson ed Ali Adnan a centrocampo; davanti la coppia Zapata-Thereau. GRIFO ARREMBANTE– Genoa e Udinese non si studiano. Al pronti via cercano di in campo quanto preparato in settimana. I rossoblù sono fra i più aggressivi insidiando seriamente Karnezis con un siluro su punizione Suso. Altrettanto reattivo è l'estremo su rasoterra ravvicinato di Laxalt. La pressione produce anche un legno di Matavz, con Gervasoni a segnalare un offside, e un clamoroso palo di Cerci che calcia dalla destra.Nel frattempo sugli spalti si accendono le divergenze di opinione tra parte dei tifosi della gradinata Nord contestatori di Preziosi e Gasperini, e quelli di altri settori. ALI ADNAN GOAL A SORPRESA, PERIN CHE ERRORE! – I padroni di casa insistono nella loro pressione offensiva mandando alla conclusione, a lato, di Rincon. L'Udinese solo in casi rari riesce a spingersi sulla trequarti dirimpettaia ma gli basta conquistare una punizione centrale dalla distanza per passare. È l'iracheno Ali Adnan, con la complicità di un impreciso Perin, a sbloccare il risultato. Lo svantaggio è un pugno allo stomaco per il Grifo che fatica a riordinare le idee arrivando all'intervallo sotto di una rete. CERCI, PARI DI RIGORE – Munoz resta negli spogliatoi, al suo posto c'è De Maio. Il Genoa resta lo stesso: propositivo, immediato assist di Suso, e impreciso, Matavz in ritardo sulla linea bianca. L'ex milanista prova poi il tiro ad effetto alzato in angolo da Karnezis. Ospiti vicini al raddoppio con deviazione casuale di Badu dopo una bella iniziativa di Thereau. Dopo dieci minuti Zapata tocca di mano nella sua area. Dal dischetto Cerci acciuffa il pari spazzando il portiere. Sospinto da un tifo tornato compatto, il Genoa prosegue a macinare azioni. Colantuono prova la carta Matos. LAXALT COMPIE IL SORPASSO, PERIN UN MIRACOLO SU DI NATALE –I bianconeri provano a replicare l'occasione del momentaneo vantaggio con una punizione di Guilherme, stavolta Perin si fa trovare pronto alla parata. Tachtsidis rileva Suso e Kuzmanovic sostituisce Halfredsson a cui, poco prima, Gervasoni ha risparmiato un cartellino rosso per entrata-killer su Cerci. A forza di spingere ai genoani riesce il sorpasso. Tutto nasce da una botta di De Maio da lontano che Karnezis smanaccia, Laxalt accorre sulla sfera e la infila nel sacco. Poi Rigoni si divora la terza segnatura calciando oltre la traversa un pallone d'oro. Dall'altra parte il neo entrato Di Natale, tira debole sul portiere che poi riscatta la papera del primo tempo mandando in angolo di piede sempre sull'ottimo attaccante ospite. Karnezis è poi bravissimo ad alzare un muro su fiondata di Rigoni. L'Udinese si riversa in avanti con la forza della disperazione e, quasi allo scadere, ha un'enorme opportunità per il 2-2: un rigore concesso per atterramento di Thereau da parte di Izzo. Ma la battuta di Di Natale, tesa rasoterra sulla destra viene però respinta in maniera strepitosa da Perin! [Articolo per Goal.com del 21 febbraio 2016] © RIPRODUZIONE RISERVATA

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sabato 6 febbraio 2016

Genoa-Lazio 0-0: Il Grifone e l'Aquila volano bassi

Un punto per uno che sa di brodino insipido in una stagione di qualità inferiore rispetto alle premesse estive. Gara avara di conclusioni e del minimo spettacolo. La Lazio, più viva ed efficace per lunghi tratti del primo tempo, ha sfiorato il vantaggio con una traversa di Mauri mentre il Genoa si fa notare per qualcosa di buono solo nella ripresa. PAVOLETTI E MAURI SCALPITANTI - Gasperini cerca punti salvezza con Perin, Munoz, Burdisso e Izzo preferito a De Maio dietro; Ansaldi, Rincon Dzemaili e Laxalt presidiano il centrocampo mentre Pavoletti gioca leggermente avanzato rispetto a Cerci e Suso. Pioli, senza lo squalificato Matri e numerosi infortunati fra cui Candreva, presenta Marchetti con Basta, Mauricio Hoedt e Konko a completare il pacchetto difensivo; Milinkovic-Savic, Cataldi e Parolo in mediana con Felipe Anderson, Djordjevic e capitan Mauri a comporre il tridente offensivo. L'AQUILA MOSTRA GLI ARTIGLI - Pronti, via e Lazio subito determinata a operare nella metà campo avversaria che i rossoblù faticano a controllare. Nei primi venti minuti gli angoli sono 6-0 a favore degli ospiti che impegnano Perin su rasoterra di Cataldi e sfiorano il vantaggio con una traversa colpita da Mauri. Parolo, diffidato, rimedia un giallo inevitabile. Gasperini s'infuria con i suoi a bordo campo ma è difficile riuscire a invertire l'inerzia del match senza avere la forza di alzare il baricentro. REAZIONE GRIFO - I padroni di casa, senza Perotti finito alla Roma, non riescono ad agire in maniera propositiva e si affidano a ripartenze veloci per cercare di sorprendere la retroguardia avanzata della Lazio. L'unica occasione vera capita però solo a sette minuti dal riposo su tocco di Cerci a cercare la porta trovando invece Konko, a spedire in angolo a ridosso della linea bianca. Poi nessun altro vero sussulto. MARCHETTI SBATTE LA PORTA IN FACCIA A MUNOZ - Basta resta negli spogliatoi rilevato da Patric. Il Genoa prova faticosamente ad essere propositivo. Ma a complicargli le cose è il ko occorso a Ansaldi, il migliore dei suoi, viene fermato da guai muscolari e deve cedere il campo a Rigoni. Marchetti viene poi destato dal torpore con un'incornata insidiosissima di Munoz su assist di Suso. Pioli mischia ancora le carte inserendo Keita per Mauri. La risposta è Tachtsidis per un opaco Cerci. FINALE ACCESO MA SENZA RETI - I cambi, compreso quello di Lulic, non sortiscono effetti immediati. Con il passare dei minuti le squadre si allungano prestando il fianco a contropiedi da entrambe le parti. I più pericolosi sono imbastiti da Pavoletti fermato in maniera pregevole da Hoedt e di Keita che conclude debole sul portiere. Pavoletti e Munoz, in difficoltà fisiche non riescono a dare il loro apporto nel finale ma la Lazio non sa approfittarne. [Articolo per Goal.com del 6 febbraio 2016] © RIPRODUZIONE RISERVATA

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mercoledì 3 febbraio 2016

Sampdoria-Torino 2-2: doppio Belotti, pareggio granata

Il Torino spreca più volte la vittoria e solo all'ultimo secondo agguanta il 2-2. La Sampdoria si era illusa di ottenere tutta la posta dopo un acuto di Soriano (86') che con il suo settimo centro in campionato aveva riportato avanti la sua squadra che dopo essere passata con un guizzo di Muriel (66') era stata raggiunta ancora da Belotti (71'). Tutto intorno una gara brutta dominata da un susseguirsi di errori di ogni tipo da parte di entrambe le formazioni. FUORI LOPEZ E QUAGLIARELLA - Montella si presenta con una difesa a tre con Cassani, Ranocchia e Moisander davanti a Viviano; Palombo e Ivan centrali di mediana con Sala e Dodò esterni mentre Soriano e Correa sostengono la punta Muriel. Ventura, che alla vigilia ha dovuto rinunciare a Bovo, schiera Padelli protetto da Maksimovic, il rientrante Glik e Moretti; centrocampo muscolare composto da Zappacosta, Acquah, Gazzi, Benassi e Gaston Silva; in avanti la coppia Belotti e Immobile. Panchine di lusso con Cassano, Quagliarella e Maxi Lopez pronti a entrare in corsa. MEGLIO IL TORO, ACQUAH SPRECA - Il Toro prova subito ad approfittare della consueta difficoltà doriana a partire con personalità cercando, invano, di sorprendere il portiere con un'insidiosa botta dalla distanza di Gaston Martinez deviato in angolo. La reazione dei padroni di casa è sorretta più dalla buona volontà che dall'organizzazione. Muriel si fa vedere con un rasoterra innocuo. Le squadre sono corte e scadente la finalizzazione di una ripartenza centrale di Acquah che pecca d'egoismo calciando addosso a Viviano. RITMI CALANTI - Sala finisce ko e viene sostituito Diakitè. Lo scorrere del tempo mette laconicamente in evidenza i limiti di entrambe le compagini. La pochezza manovriera e i limiti tecnici che contraddistinguono il loro cammino stagionale rendono a tratti la sfida fiera degli errori. Nel finale della prima frazione uno scontro fra Diakitè e Acquah costringe entrambi ad abbandonare il campo. ERRORI E PAURA - La ripresa comincia con gli ingressi di Christodoulopoulos e Baselli. Anche questa frazione vede subito attivo Gaston Martinez autore di una girata a lato. Poi Belotti non riesce ad approfittare di un clamoroso liscio di Moisander sotto porta. Gli errori e la paura rendono il match sempre più confuso e avaro di emozioni. Quando la scintilla potrebbe scattare Baselli, a tu per tu con Viviano, appoggia di testa sul portiere. MURIEL-SORIANO E DOPPIO BELOTTI - Ventura prova a dare una scossa ai suoi inserendo Immobile per Gaston Martinez. A darla davvero è però Muriel che, sgusciando in area fra le brutte statuine granata, buca Padelli. Identica figura fa poco dopo la retroguardia di casa concedendo a Belotti il più facile dei piattoni che vale l'1-1. Nel frattempo entra anche Maxi Lopez. Poi Immobile si fa letteralmente rubare la palla fra i piedi da Viviano. Nel finale Montella si gioca la carta Quagliarella. A regalare la possibile vittoria è invece Soriano, il migliore dei blucerchiati, con un destro ad effetto da venti metri nei minuti finali. Ma il Toro non molla e gli è sufficiente spingere con convinzione per ottenere l'incredibile 2-2, ancora con Belotti di testa, allo scadere dell'ultimo istante di recupero. [Articolo per Goal.com del 3 febbraio 2016] © RIPRODUZIONE RISERVATA

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