Copertina
Vuoi leggere alcuni miei articoli pubblicati su Calcio 2000?
domenica 6 marzo 2016
Genoa-Empoli 1-0: Rigoni avvicina il Grifone alla salvezza
E' Rigoni, ad inizio ripresa, a scacciare gli incubi e le ansie genoane. La sua rete è determinante nel consegnare al Genoa 3 punti di tranquillità in una stagione in chiaroscuro. L'Empoli, autore di una prova opaca, quasi mai riesce a impensierire i padroni di casa. La partita, giocata su buoni ritmi ma contraddistinta da innumerevoli errori, ha visto i Grifoni attori protagonisti con i toscani autori di rarissime fiammate tra cui un palo di Mchedlidze. Troppo poco per evitare la quarta sconfitta consecutiva p
PANDEV TORNA TITOLARE DOPO TRE MESI, MACCARONE SCALPITA - Gasperini, costretto a rinunciare allo squalificato Dzemaili e agli infortunati Muñoz e Pavoletti, lascia Cerci in panchina e parte da Perin tra i pali con Izzo, Burdisso e De Maio in difesa; si distende su una linea a quattro che comprende Ansaldi, Rincon, Rigoni, Tachtsidis, e Laxalt; davanti Suso con Pandev centrale. Giampaolo, senza Tonelli e Mario Rui, propone un 4-3-1-2 con il reparto arretrato previsto alla vigilia: Skorupski in porta, Laurini, Cosic, Ariaudo e Zambelli; centrocampo affidato a Zielinski, Paredes e Buchel; Croce agisce da trequartista alle spalle di Mchedlidze e Maccarone.
PRESSIONE, STERILE, ROSSOBLÙ - Le prove d'assedio il Genoa le fa subito dopo il fischio d'inizio. Pandev è fra i più propositivi ma i toscani, retto il primo urto, sembrano essere in grado di prendere le misure pur restando quasi sempre rintanati nella propria porzione di campo. Quando le maglie della rete difensiva lascia troppi spazi è Skorupski a respingere d'istinto su tocco ravvicinatissimo di un Rigoni poco reattivo. Ma è un episodio isolato fra tante opportunità abortite sul più bello.
EMPOLI RINUNCIATARIO - L'asfissiante geometria del Grifo disegna vorticose manovre a ridosso dell'area ospite smarrendosi però al momento di tracciare l'ultima, perfetta, linea. L'Empoli bada soprattutto a tenersi ordinata come una squadra di Subbuteo incapace, però, di imbeccare in maniera decente Maccarone e Mchedlidze. Così quasi tutte le uniche volte in cui i ragazzi di Giampaolo riescono a spingersi in avanti vengono propiziate da passaggi imprecisioni avversarie.
ZIELINSKI SPRECA, RIGONI LA SBLOCCA! - La staffetta Suso-Cerci battezza la ripresa. Ma è un'incursione di Zielinski, neutralizzata da un disturbo di Laxalt e un'uscita a terra di Perin, a regalare il primo sussulto. Sul rovesciamento di fronte il Genoa passa con Rigoni servito dalla destra dal neo entrato e marcato in maniera imbarazzante da Cosic. Sono passati appena 3' di gioco. Pucciarelli e Saponara rilevano gli appannati Maccarone e Buchel.
DOPPIA OCCASIONISSIMA EMPOLI - Il Genoa prova a chiudere i conti ma rischia l'inverosimile concedendo troppo spazio a Mchedlidze che, filtrato sul lato destro dell'area coglie un palo clamoroso con una botta che supera l'esterrefatto Perin, la ribattuta a porta vuota di Zielinski viene poi respinta di piede da Ansaldi. È una parentesi. I rossoblù restano padroni del campo pur senza riuscire a graffiare con la giusta forza. Così l'intervento più difficile Skorupski lo deve sfoderare su deviazione di un suo compagno, Ariaudo, che intercetta un cross di Cerci. Nel finale l'Empoli non riesce ad approfittare dell'ansia da risultato che attanaglia gambe e idee degli avversari.
[Articolo per Goal.com del 6 marzo 2016]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Etichette:
Football: Genoa 1893
domenica 21 febbraio 2016
Genoa-Udinese 2-1: Rimonta e rigore parato, è sorpasso del Grifone
Perin dall'inferno al paradiso. E con lui il Genoa. Il portiere rossoblù è autore di una papera che spiana il provvisorio vantaggio di Ali Adnan (33') su punizione e poi salvatore del vantaggio, costruito su rigore trasformato da Cerci (62') e su guizzo di Laxalt (70'), respingendo un penalty di Di Natale (inserito in campo per troppo poco tempo) a ridosso del novantesimo. La partita è stata vibrante e senza soste condotta dai padroni di casa, fermati da due legni, ma con fiammate notevoli da parte ospite apparsi comunque in buone condizioni.
ZAPATA-THEREAU PER COLANTUONO – Il 3-4-3 gasperiniano prevede Perin fra i pali con Munoz, Burdisso e Izzo in retroguardia, Rincon, Rigoni, Dzemaili e Laxalt in mediana con Cerci e Suso esterni offensivi a supporto della punta Matavz. Infoltisce la sua zona centrale Colantuono che, davanti a Karnezis, presenta un 3-5-2 con Pires, Danilo e Felipe in difesa; Edenilson, Badu, Guilherme, Halfredsson ed Ali Adnan a centrocampo; davanti la coppia Zapata-Thereau.
GRIFO ARREMBANTE– Genoa e Udinese non si studiano. Al pronti via cercano di in campo quanto preparato in settimana. I rossoblù sono fra i più aggressivi insidiando seriamente Karnezis con un siluro su punizione Suso. Altrettanto reattivo è l'estremo su rasoterra ravvicinato di Laxalt. La pressione produce anche un legno di Matavz, con Gervasoni a segnalare un offside, e un clamoroso palo di Cerci che calcia dalla destra.Nel frattempo sugli spalti si accendono le divergenze di opinione tra parte dei tifosi della gradinata Nord contestatori di Preziosi e Gasperini, e quelli di altri settori.
ALI ADNAN GOAL A SORPRESA, PERIN CHE ERRORE! – I padroni di casa insistono nella loro pressione offensiva mandando alla conclusione, a lato, di Rincon. L'Udinese solo in casi rari riesce a spingersi sulla trequarti dirimpettaia ma gli basta conquistare una punizione centrale dalla distanza per passare. È l'iracheno Ali Adnan, con la complicità di un impreciso Perin, a sbloccare il risultato. Lo svantaggio è un pugno allo stomaco per il Grifo che fatica a riordinare le idee arrivando all'intervallo sotto di una rete.
CERCI, PARI DI RIGORE – Munoz resta negli spogliatoi, al suo posto c'è De Maio. Il Genoa resta lo stesso: propositivo, immediato assist di Suso, e impreciso, Matavz in ritardo sulla linea bianca. L'ex milanista prova poi il tiro ad effetto alzato in angolo da Karnezis. Ospiti vicini al raddoppio con deviazione casuale di Badu dopo una bella iniziativa di Thereau. Dopo dieci minuti Zapata tocca di mano nella sua area. Dal dischetto Cerci acciuffa il pari spazzando il portiere. Sospinto da un tifo tornato compatto, il Genoa prosegue a macinare azioni. Colantuono prova la carta Matos.
LAXALT COMPIE IL SORPASSO, PERIN UN MIRACOLO SU DI NATALE –I bianconeri provano a replicare l'occasione del momentaneo vantaggio con una punizione di Guilherme, stavolta Perin si fa trovare pronto alla parata. Tachtsidis rileva Suso e Kuzmanovic sostituisce Halfredsson a cui, poco prima, Gervasoni ha risparmiato un cartellino rosso per entrata-killer su Cerci. A forza di spingere ai genoani riesce il sorpasso. Tutto nasce da una botta di De Maio da lontano che Karnezis smanaccia, Laxalt accorre sulla sfera e la infila nel sacco. Poi Rigoni si divora la terza segnatura calciando oltre la traversa un pallone d'oro.
Dall'altra parte il neo entrato Di Natale, tira debole sul portiere che poi riscatta la papera del primo tempo mandando in angolo di piede sempre sull'ottimo attaccante ospite. Karnezis è poi bravissimo ad alzare un muro su fiondata di Rigoni. L'Udinese si riversa in avanti con la forza della disperazione e, quasi allo scadere, ha un'enorme opportunità per il 2-2: un rigore concesso per atterramento di Thereau da parte di Izzo. Ma la battuta di Di Natale, tesa rasoterra sulla destra viene però respinta in maniera strepitosa da Perin!
[Articolo per Goal.com del 21 febbraio 2016]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Etichette:
Football: Genoa 1893
sabato 6 febbraio 2016
Genoa-Lazio 0-0: Il Grifone e l'Aquila volano bassi
Un punto per uno che sa di brodino insipido in una stagione di qualità inferiore rispetto alle premesse estive. Gara avara di conclusioni e del minimo spettacolo. La Lazio, più viva ed efficace per lunghi tratti del primo tempo, ha sfiorato il vantaggio con una traversa di Mauri mentre il Genoa si fa notare per qualcosa di buono solo nella ripresa. PAVOLETTI E MAURI SCALPITANTI - Gasperini cerca punti salvezza con Perin, Munoz, Burdisso e Izzo preferito a De Maio dietro; Ansaldi, Rincon Dzemaili e Laxalt presidiano il centrocampo mentre Pavoletti gioca leggermente avanzato rispetto a Cerci e Suso.
Pioli, senza lo squalificato Matri e numerosi infortunati fra cui Candreva, presenta Marchetti con Basta, Mauricio Hoedt e Konko a completare il pacchetto difensivo; Milinkovic-Savic, Cataldi e Parolo in mediana con Felipe Anderson, Djordjevic e capitan Mauri a comporre il tridente offensivo.
L'AQUILA MOSTRA GLI ARTIGLI - Pronti, via e Lazio subito determinata a operare nella metà campo avversaria che i rossoblù faticano a controllare. Nei primi venti minuti gli angoli sono 6-0 a favore degli ospiti che impegnano Perin su rasoterra di Cataldi e sfiorano il vantaggio con una traversa colpita da Mauri. Parolo, diffidato, rimedia un giallo inevitabile. Gasperini s'infuria con i suoi a bordo campo ma è difficile riuscire a invertire l'inerzia del match senza avere la forza di alzare il baricentro.
REAZIONE GRIFO - I padroni di casa, senza Perotti finito alla Roma, non riescono ad agire in maniera propositiva e si affidano a ripartenze veloci per cercare di sorprendere la retroguardia avanzata della Lazio. L'unica occasione vera capita però solo a sette minuti dal riposo su tocco di Cerci a cercare la porta trovando invece Konko, a spedire in angolo a ridosso della linea bianca. Poi nessun altro vero sussulto.
MARCHETTI SBATTE LA PORTA IN FACCIA A MUNOZ - Basta resta negli spogliatoi rilevato da Patric. Il Genoa prova faticosamente ad essere propositivo. Ma a complicargli le cose è il ko occorso a Ansaldi, il migliore dei suoi, viene fermato da guai muscolari e deve cedere il campo a Rigoni. Marchetti viene poi destato dal torpore con un'incornata insidiosissima di Munoz su assist di Suso. Pioli mischia ancora le carte inserendo Keita per Mauri. La risposta è Tachtsidis per un opaco Cerci.
FINALE ACCESO MA SENZA RETI - I cambi, compreso quello di Lulic, non sortiscono effetti immediati. Con il passare dei minuti le squadre si allungano prestando il fianco a contropiedi da entrambe le parti. I più pericolosi sono imbastiti da Pavoletti fermato in maniera pregevole da Hoedt e di Keita che conclude debole sul portiere. Pavoletti e Munoz, in difficoltà fisiche non riescono a dare il loro apporto nel finale ma la Lazio non sa approfittarne.
[Articolo per Goal.com del 6 febbraio 2016]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Etichette:
Football: Genoa 1893
mercoledì 3 febbraio 2016
Sampdoria-Torino 2-2: doppio Belotti, pareggio granata
Il Torino spreca più volte la vittoria e solo all'ultimo secondo agguanta il 2-2. La Sampdoria si era illusa di ottenere tutta la posta dopo un acuto di Soriano (86') che con il suo settimo centro in campionato aveva riportato avanti la sua squadra che dopo essere passata con un guizzo di Muriel (66') era stata raggiunta ancora da Belotti (71'). Tutto intorno una gara brutta dominata da un susseguirsi di errori di ogni tipo da parte di entrambe le formazioni. FUORI LOPEZ E QUAGLIARELLA - Montella si presenta con una difesa a tre con Cassani, Ranocchia e Moisander davanti a Viviano; Palombo e Ivan centrali di mediana con Sala e Dodò esterni mentre Soriano e Correa sostengono la punta Muriel. Ventura, che alla vigilia ha dovuto rinunciare a Bovo, schiera Padelli protetto da Maksimovic, il rientrante Glik e Moretti; centrocampo muscolare composto da Zappacosta, Acquah, Gazzi, Benassi e Gaston Silva; in avanti la coppia Belotti e Immobile. Panchine di lusso con Cassano, Quagliarella e Maxi Lopez pronti a entrare in corsa.
MEGLIO IL TORO, ACQUAH SPRECA - Il Toro prova subito ad approfittare della consueta difficoltà doriana a partire con personalità cercando, invano, di sorprendere il portiere con un'insidiosa botta dalla distanza di Gaston Martinez deviato in angolo. La reazione dei padroni di casa è sorretta più dalla buona volontà che dall'organizzazione. Muriel si fa vedere con un rasoterra innocuo. Le squadre sono corte e scadente la finalizzazione di una ripartenza centrale di Acquah che pecca d'egoismo calciando addosso a Viviano.
RITMI CALANTI - Sala finisce ko e viene sostituito Diakitè. Lo scorrere del tempo mette laconicamente in evidenza i limiti di entrambe le compagini. La pochezza manovriera e i limiti tecnici che contraddistinguono il loro cammino stagionale rendono a tratti la sfida fiera degli errori. Nel finale della prima frazione uno scontro fra Diakitè e Acquah costringe entrambi ad abbandonare il campo.
ERRORI E PAURA - La ripresa comincia con gli ingressi di Christodoulopoulos e Baselli. Anche questa frazione vede subito attivo Gaston Martinez autore di una girata a lato. Poi Belotti non riesce ad approfittare di un clamoroso liscio di Moisander sotto porta. Gli errori e la paura rendono il match sempre più confuso e avaro di emozioni. Quando la scintilla potrebbe scattare Baselli, a tu per tu con Viviano, appoggia di testa sul portiere.
MURIEL-SORIANO E DOPPIO BELOTTI - Ventura prova a dare una scossa ai suoi inserendo Immobile per Gaston Martinez. A darla davvero è però Muriel che, sgusciando in area fra le brutte statuine granata, buca Padelli. Identica figura fa poco dopo la retroguardia di casa concedendo a Belotti il più facile dei piattoni che vale l'1-1. Nel frattempo entra anche Maxi Lopez. Poi Immobile si fa letteralmente rubare la palla fra i piedi da Viviano. Nel finale Montella si gioca la carta Quagliarella. A regalare la possibile vittoria è invece Soriano, il migliore dei blucerchiati, con un destro ad effetto da venti metri nei minuti finali. Ma il Toro non molla e gli è sufficiente spingere con convinzione per ottenere l'incredibile 2-2, ancora con Belotti di testa, allo scadere dell'ultimo istante di recupero.
[Articolo per Goal.com del 3 febbraio 2016]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Etichette:
Football: Sampdoria
martedì 26 gennaio 2016
Constance Mary Lloyd Wilde: una donna di qualche importanza
La delicatezza dei lineamenti e del portamento ne mascheravano l’intensa forza del carattere. Constance Mary, figlia dell’avvocato inglese Horace Lloyd e dell’agiata irlandese Adelaide Atkinson, venne educata all’arte, alla letteratura ma anche alla sofferenza. Rimasta orfana di padre a quindici anni, subì violenze dalla madre sino ai ventuno quando, nel 1880, lasciò la sua Dublino per trasferirsi a Londra da una zia e sviluppare il suo spirito libero. Di una bellezza raggiante e molto attratta dall’Estetismo, fu all’avanguardia nella sua epoca divenendo icona di associazioni a difesa dei diritti delle donne e in prima linea tra le suffragette. Scrisse due libri di fiabe per bambini e riuscì a unire le passioni per le lotte sociali e il giornalismo dirigendo la Rational Dress Society’s Gazette, rivista del movimento contrario agli indumenti femminili ingombranti causa di malattie e di numerosi incidenti tra le operaie delle fabbriche.
Nella primavera del 1895, dopo la condanna a due anni di lavori forzati inflitta al marito, reo di atti omosessuali, fu cacciata dal paradiso delle persone rispettabili finendo tra quelle perseguitate dall’ipocrisia vittoriana. L’esilio fu inevitabile come cambiare il cognome da sposata e dei figli Vyvyan e Cyril di 9 e 10 anni: Wilde, quello indossato con prestigio e ammirazione, divenne d’un tratto sinonimo d’infamia e scandalo; Holland, secondo nome del fratello Otho, fu l’ideale per immaginarsi un futuro migliore sperando anche in amicizie generose stabilitesi nel Continente.
A Constance sembrò passata un’eternità dal 29 maggio 1884 quando varcò il portale della gotica St. James Church per sposare l’uomo messo al centro del suo universo sin dal primo sguardo. Fu amore e sintonia reciproca al punto che entrambi riuscirono ad appagare le rispettive ambizioni individuali.
La nascita del secondogenito affievolì la fiamma della passione e causò problemi nel rapporto ma lei, illudendosi che il matrimonio potesse resistere alla dissolutezza del marito sempre più popolare e sempre più travolto dall’amicizia con Lord Alfred Douglas, non temé nulla. Neppure quando l’imprudente Wilde denunciò per diffamazione il padre del suo amante, il burbero marchese di Queensberry, che l’aveva pubblicamente definito sodomita. Per Constance incubo e realtà divennero un tutt’uno solo con l’evidenza del clamoroso arresto. Il dramma e la bancarotta le devastarono l’esistenza con la stessa voracità con cui l’ufficiale giudiziario le portò via la sfarzosa casa di Tite Street e tutto quanto conteneva. Fuggì accompagnata dall’eco dello scalpore ma senza darsi per vinta. Dopo una parentesi in Svizzera dal fratello, la sua prima meta sicura fu Genova. La prosperità della città e la mitezza delle sue riviere erano predilette da connazionali in cerca di rifugio, riposo e opportunità. Fra questi spiccavano industriali come Thomas Robertson e pionieri come James Spensley che, giunto nella città di Colombo come medico e corrispondente del Daily Mail, da lì diffuse il football e lo scoutismo in tutta Italia. In quella sorta di terra promessa Constance arrivò in cerca di serenità e cure per la salute in progressivo peggioramento. Inizialmente soggiornò nella delegazione di Nervi e a Sori. Nel 1897, sistemati i figli in un collegio britannico di Heidelberg, affittò un appartamento in una villa di Bogliasco, sua ultima residenza.
Pur nella tempesta provò tenacemente a mantenere la promessa fatta al suo sposo: amarlo sempre e comunque. Soffocò l’infatuazione per l’editore Arthur Lee Humphreys e mai rifiutò il perdono al marito definendolo “più debole che cattivo”. Chiese e ottenne la separazione a tutela dei beni e dei figli, di cui ebbe l’affidamento esclusivo, opponendosi però strenuamente al divorzio per non aprire ulteriori ferite. Nonostante seri problemi fisici, andò a trovarlo in carcere un paio di volte; l’ultima per comunicargli la morte della madre. Quando poi il 19 maggio del 1897 Wilde tornò in libertà gli fece trovare denaro sufficiente a ricostruirsi la vita. Ma fu tutto inutile. Lui riprese ad ignorarla preferendole il giovane Douglas e la solita esistenza sregolata facendo venir meno ogni possibile riconciliazione.
Nel frattempo le condizioni di salute di Constance ebbero un tracollo. Un maldestro intervento alla spina dorsale, eseguito dal professor Luigi Maria Bossi, le fu fatale. Morì a Genova la mattina del 7 aprile 1898, a trentanove anni. Lì venne sepolta nel cimitero monumentale di Staglieno progettato dagli architetti Carlo Barabino e Giovanni Battista Resasco come città dei morti parallela a quella dei vivi e per questo abbellita da viali, terrazze, giardini e sculture che lo rendono tuttora fra i più importanti d’Europa. Sulla base della bianca croce di marmo intarsiata d’edera furono apposti il nome e la frase: Che Dio le tolga dagli occhi tutte le lacrime. Wilde, che dopo la scarcerazione mai rivide la moglie, si presentò a renderle omaggio solo il 25 febbraio dell’anno successivo. In mano un mazzo di rose scarlatte; nel cuore, come scrisse, “lacrime di dolore, rimorso e il senso d’inutilità di tutti i rimpianti”. Prese anche amaramente atto dell’assenza di qualsiasi accenno alla sua persona. Morì povero, il 30 novembre del 1900, in un ancor più povero hotel parigino.
La scritta Wife of Oscar Wilde, ricordo di quel matrimonio e di quel cognome riabilitato agli occhi del mondo, fu aggiunta solo nel 1963 dai discendenti di Otho Lloyd. La patologia di cui soffrì Constance è invece rimasta un mistero sino al 2 gennaio 2015 quando il Lancet ne commemorò il 156° anniversario della nascita. Lo fece pubblicando una ricerca della dottoressa Ashley Robins dell’Università di Città del Capo da cui emerge che fu erroneamente curata per disturbi nervosi e ginecologici mentre, in realtà, era affetta da sclerosi multipla, malattia allora già nota ma a lei non diagnosticata.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Etichette:
Constance Mary Lloyd Wilde,
Letteratura,
Oscar Wilde
domenica 24 gennaio 2016
Sampdoria-Napoli 2-4: La capolista suona la quinta al Ferraris
Il Napoli, in campionato, è irresistibile. Non serve una prova coraggiosa alla Sampdoria per evitare la terza sconfitta consecutiva. Due clamorose leggerezze di Barreto e un'ingenua espulsione di Cassani dopo un'ora di gioco, consentono al capolista Napoli di imprimere il proprio marchio al destino della sfida e di imporsi per 4-2. Le firme sul risultato sono di Higuain (9'), Insigne su rigore (18') Correa (42') e Hamsik (60'), con gli ospiti in superiorità numerica, ed Eder (72'). È poi Mertens a chiudere i conti (78'). Sfida vibrante che conferma lo stato di grazia dei ragazzi di Sarri.CASSANO-HIGUAIN DUELLO A DISTANZA – Montella, senza lo squalificato Soriano, punta al 4-3-3 con Viviano in porta; Cassani, Moisander, Zukanovic e Regini a protezione; Carbonero, Fernando e Barreto in mediana e tridente con Cassano centrale e Correa ed Eder esterni. Modulo speculare per Sarri che conferma Reina e completa la retroguardia con Hysaj, Albiol, Koulibaly e Ghoulam; Allan, Jorginho e Hamsik a centrocampo e davanti lo scatenato Higuain sostenuto da Callejon e Insigne.
BARRETO FA HARAKIRI, NAPOLI IMPLACABILE – Avvio bruciante del Napoli con Higuain che, subito a tu per tu con Viviano, manda clamorosamente alto. L'argentino non spreca all'9' quando, approfittando di un retropassaggio suicida di Barreto, batte il portiere siglando il 21° centro stagionale. Il pomeriggio autolesionista di prosegue dieci minuti più tardi con un ingenuo fallo da rigore su Albiol. Insigne trasforma dal dischetto.
OSPITI SPRECONI, CORREA LA RIAPRE – Il doppio vantaggio consente al Napoli di manovrare in scioltezza e di pungere ancora il portiere con un diagonale ravvicinato di Callejon reso innocuo in due tempi. La Samp raccoglie tutto il suo coraggio avanzando il baricentro per cercare di accorciare le distanze. L'opportunità migliore capita a Correa ma il rimpallo che ne segue agevola il salvataggio di Reina. La superiorità tecnica ospite si fa però sentire ogni qual volta la squadra di Sarri si impossessa della sfera. Una bella azione corale riporta Higuain al tiro, seppur troppo debole. Così, dopo aver subito per lunghi tratti, sul finire della frazione Correa realizza l'1-2 piazzando il pallone da dentro l'area dopo un sontuoso velo di Eder su assist dalla destra di Carbonero.
BLUCERCHIATI CORAGGIOSI, CASSANI ESPULSO – La Samp, pur rischiando di capitolare su contropiede di Higuain che va a schiantarsi su Viviano in uscita, gioca meglio facendo dell'aggressione sui portatori di palla avversari la sua arma più efficace. Barreto cede il posto ad Alvarez. Il Napoli ora sembra trovare maggiori difficoltà dovendosi guardare le spalle con più insistenza. Ma Cassani, già ammonito, rimedia il secondo giallo per un inutile fallo a centrocampo su Insigne.
HAMSIK, SLALOM VINCENTE. EDER ILLUDE, MERTENS LA CHIUDE - Neppure il tempo di sistemarsi che Hamsik fa un numero in slalom dentro i sedici metri doriani realizzando, in caduta, la terza marcatura. Poi il Pipita si fa ingelosire e, anziché servire Insigne perfetto ad incrociare, prova la magia a girare ma senza fortuna. Cassano esce per Dodò e, dall'altra parte Ghoulam viene sostituito per Strinic. La Samp è comunque viva e trova la seconda rete con Eder bravo a deviare un calcio d'angolo di Alvarez. Sarri inserisce Mertens per Insigne. Ed è proprio lui, in diagonale, a fare poker dopo che Higuain spreca ancora.
[Articolo per Goal.com del 24 gennaio 2016]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Etichette:
Football: Sampdoria
Iscriviti a:
Post (Atom)






